Il Frassino, la Venere dei Boschi.

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Sono tre gli alberi benvoluti dal Piccolo Popolo: il Biancospino, la Quercia ed il Frassino. Quest’ ultimo, il cui nome è Fraxinus, fa parte della famiglia di Oleacee con circa altri 60 tipi di piante e nel nostro Bel Paese possiamo trovarne almeno tre tipi: Fraxinus Excelsior (frassino maggiore), Fraxinus Ornus (orno o albero della manna) ed infine Fraxinus Angustifolia (frassino meridionale). Albero sacro all’ ordine dei Druidi ed ai Celti in generale, il Frassino tra i suoi vari nomi viene anche chiamato Fràseno o Fràsano in dialetto veneto, mentre nell’ alfabeto Ogham rappresenta la terza lettera Nuin, Nin o Nion.

20628a02b617884efb086a1de1fbfa1fL’aspetto del Frassino

Il suo tronco è perfettamente cilindrico e la sua corteccia ricorda la pietra, liscia e grigiastra. La sua altezza varia dai 30 ai 40 metri. Il Frassino, assieme al Corniolo, Ippocastano ed Acero, fa parte di quei pochi alberi europei che presentano una ramificazione opposta, ovvero ogni ramo o bocciolo ne ha uno speculare. Le sue foglie compaiono solo dopo la fioritura, che avviene tra Aprile e Maggio e sono formate dalle 7 alle 9 foglioline, disposte in modo speculare tra loro, presentano un verde scuro ed intenso sul dorso, mentre nel lato inferiore un verde più chiaro ed argentato. Infine i suoi fiori sono dei grappoli dai piccoli fiorellini bianchi, che nell’ Orniolo presentano anche un lungo pistillo giallo,che poi lasciano il posto a frutti detti Disamare o Samare e contenenti un unico seme ovale in caso di Frassino Maggiore o tondeggiante in caso di Orniolo. Questi frutti appaiono verdi da crudi e verso ottobre, in piena maturità, sono marroni. Vi siete mai chiesti perché il suoi frutti abbiano la forma ad ala di libellula? Proprio per volare e disperdersi con più facilità nell’ ambiente e poter germogliare! In inverno inoltre è possibile distinguere il Frassino dalle sue inconfondibili gemme scure e vellutate, delle quali la centrale risulta essere la più grossa!

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Il Frassino, Albero del Mondo o Asse Cosmica

Albero dall’ interessante mitologia, il Frassino nella sua imponenza, visibile da lunghe distanze, viene nominato nelle letterature come Albero del Mondo forse anche a causa della sua altezza e forma. Il suo tronco dritto diventa simbolo della colonna che attraversa i vari livelli della realtà, quasi come fosse la colonna portante dell’ Universo o l’ ingrandimento naturale dell’ Uomo ‘’santo’’, di colui che fa propri i segreti della Madre Terra, in cui è radicato ed il Padre Cielo, con cui si collega spiritualmente. I suoi molti rami, aperti come delle braccai che salutano il Sole, sono viste come le numeroso possibilità di regni di cui fare esperienza durante il viaggio sulla Terra. Le sue foglie invece simboleggiano le possibili incarnazioni. Nel complesso, essendo uno degli ultimi alberi a perderle durante l’anno, ispira un’ immagine di sopravvivenza alla morte.Il suo aspetto ricorda anche la forma della placenta e la distribuzione delle vene che su di essa compare.

YGGDRASIL

Collegato nella mitologia norrena ( dei popoli della Scandinavia centro-meridionale, chiamati anche Ascomanni) ad Yggdrasil , l’albero cosmico della vita il cui tronco è ‘’ lambito da limpide acque’’ e dalle cui foglie cadono delle gocce di dolce miele, che invitano le api e portano un messaggio di fecondità all’ Uomo.

« So che un frassino s’erge

Yggdrasill lo chiamano,alto tronco lambitod’acqua bianca di argilla.

Di là vengono le rugiadeche piovono nelle valli.

Sempre s’erge verde su Urðarbrunnr. »

(Völuspá – Profezia della Veggente)

Questo albero è retto da tre radici: la prima si narra porti a Helheimr, che è il regno dei morti o addirittura si allunghi fino a Niflheimr, finendo alla fonte di Hvergelmir. Sotto di essa vivrebbero tanti serpenti ‘’che nessuna lingua del mondo sarebbe in grado di contare’’; tra di esse vi sarebbe anche il serpente chiamato Níðhǫggr. La seconda radice porta a Jǫtunheimr che è la terra dei giganti ed arriva al pozzo che dona sapienza e conoscenza, Mìmisbrunnr, che deve il suo nome al suo custode, appunto Mimir, che da essa attinge l’acqua con il corno Gjallarhorn. Anche Odino bevve da questa fonte, ma dovette lasciare come pegno un suo occhio. Infine la terza radice porterebbe a Miðgarðr, regno del sottosuolo affidato agli Uomini e giungerebbe alla  fonte di Urðarbrunnr, luogo dove gli Æsir tengono il loro consiglio ogni giorno. Davanti a questa fonte, c’è la dimora delle Nornir (le Norne), Urðr, Verðandi e Skulld. Sono tre donne che stabiliscono il destino degli uomini. In quella fonte vivono i due cigni che hanno dato vita a tutti i cigni di oggigiorno.

I rami di Yggdrasil invece sorreggono i nove mondi che costituiscono l’ Universo e che sono nati dal sacrificio di Ymir, primo gigante del ghiaccio e conosciuto presso il suo popolo col nome di Aurgelmir; questi nove mondi sono chiamati Ásaheimr il mondo degli degli Æsir, Álfheimr che è mondo degli elfi, Miðgarðr, mondo degli Uomini, Jötunheimr, che è il mondo degli Jötunn, ovvero i giganti. Vanaheimr dei Vanir, Niflheimr ovvero mondo del gelo, Múspellsheimr o mondo del fuoco, Svartálfaheimr, il mondo degli elfi oscuri e dei nani ed infine Hel, mondo dei morti.

Presso Yggdrasil vi è pure una numerosa fauna, come riportano alcuni versi del Grimnismal (poema gnomico del X secolo, il cui titolo significa ‘’ Discorso di Grimnir’’, quarta composizione della Ljóða Edda.)

Ratatoskr si chiama lo scoiattoloche correràsul frassino Yggdrasill;

dell’aquila le parole dall’alto porterà e le riferirà a Níðhǫggr in basso.

 Ci sono poi i cervi, quattro che i più alti ramoscelli (?)

tendendo il collo brucano.

Serpenti numerosi stanno sotto il frassino Yggdrasill,

più di quanti credino gli insavi;

Góinn e Móinn,(sono di Grafvitnir i figli)Grábakr e Grafvǫlluðr,

Ófnir e Sváfnirsempre dovranno, io credo,rodere i rami dell’albero.    

La Manna, Miele di Rugiada o Sudore delle Stelle… e altre curiosità sul Frassino.

Incidendo il Frassino si può ricavare una linfa zuccherina, la Manna, molto usata dalla cultura araba ma anche mediterranea in genere. Secondo una leggenda citata nella Bibbia, questa manna (la manna dal cielo) avrebbe sfamato gli Israeliti, metre greci e romani lo conoscevano col nome di sudore delle stelle o miele di rugiada. Questo perché il miele del frassino cade sul suolo una volta dopo essere stato trasudato dalle foglie, dando l’ impressione che sia caduto dal cielo formando una rugiada dorata sull’ erba.

Il Frassino, Madre dell’ Universo, è stato visto dalle culture celtiche anche come la controparte femminile della Quercia, che è l’ albero padre del Tutto. Sacro al dio del mare Lir, Gwydion il mago, Loki, Odino, Nemesis, Urano, Poseidone, Thor, Marte ed Oceano.

Nelle associazioni astrologiche basate sul calendario Ogham, il Frassino corrisponderebbe alla costellazione ed energie dei Pesci nel mese di marzo. E’ associato al Sole, a Nettuno ed a Mercurio. La Runa ad esso associata è Ansuz ed il suo periodo nell’ oroscopo celtico va dal 18 febbraio al 17 marzo

Usi del Frassino e delle sue parti (NOTA: SONO INFORMAZIONI, NON CONSIGLI MEDICI)

I suoi semi possono essere decorticati e serviti con le insalate, con l’infuso della sua corteccia si può ricavare un blando diuretico. Mentre la corteccia pura è un potente astringente, utilizzato in passato per curare malattie epatiche e reumatismi. Altri usi che se ne fanno sono quelli di antipiretico, antinfiammatorio per le infezioni renali o delle vie urinarie, per espellere i parassiti intestinali e addirittura per curare la malaria

Proprietà magiche

Le sue foglie portate come amuleto attirano prosperità, oppure bruciate a Yule (21 dicembre) con lo stesso scopo. Inserite nel cuscino su cui si dorme favorirà i sogni profetici, mentre messe in una coppa con dell’ acqua, accanto al proprio giaciglio, allontanano la malattia. Se si indossa una giarrettiera di corteccia verde di Frassino, si tengono lontani i sortilegi dei maghi, mentre passare un bambino malato attraverso la spaccatura di un tronco di Frassino lo guarirebbe. Il suo uso in generale riguarda la connessione con l’ Universo e la stabilizzazione dell’ Armonia. Questo albero magico guarisce lo spirito umano dalla solitudine, poiché stabilisce una connessione con gli Dèi, è l’ Albero dell’ iniziazione poiché dona la saggezza cosmica. Nei rituali è usato anche per sciogliere i blocchi mentali.

Essendo piuttosto dritti, i suoi rami sono usati come bacchette che indirizzano l’ energia solare dedita alla guarigione. Attira inoltre i fulmini.

 

.: Focolari A Nord-Est :.

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Biancospino – Il Figlio della Luna

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Maggio è il mese del corteggiamento e dell’amore dopo il freddo dell’inverno e così il Biancospino (Crataegus, della famiglia delle Rosaceae), si ritrova ad essere considerato come fiore legato all’ amore che nasce ed ai matrimoni. Il suo legno veniva utilizzato dagli antichi greci come torcia matrimoniale durante la prima notte di nozze, mentre le ragazze ne indossavano una coroncina ai matrimoni.  Nella letteratura erotica araba invece si descrive il suo dolce profumo stantio come afrodisiaco, poiché ricorda il profumo delle donne eccitate (questo molto probabilmente perché i fiori contengono trimetilammina, che dà il tipico odore di pesce).

La Pianta 

Solo un biancospino non potato può dare frutti e fiori liberamente, tuttavia i suoi contorni vanno potati per mantenerne l’ordine.  Come molti altri arbusti , il Biancospino cresce anche in un bosco dove ci sia abbastanza luce o in radure aperte, selvaggio o nei sentieri lungo il bosco . Un singolo albero può essere lasciato in un campo come ‘ albero fatato ‘ , soprattutto in prossimità di un sito archeologico. Gli uccelli vanno ghiotti delle sue bacche.

Le leggende, i miti

Pianta da sempre sacra alla Dea romana Flora e Maia Greca, per la tradizione Celtica il Biancospino sarebbe una pianta affine alle Fate, ed è uno dei tre alberi sacri , insieme con la Quercia ed il Frassino. Secondo le leggende infatti tra i Biancospini vivrebbero i popoli fatati ed il potarlo in malo modo e ripetutamente potrebbe destare sia le urla ed il pianto dell’ albero stesso, sia le ire dei suoi abitanti, con conseguente sfortuna dei malfattori. Al contrario prendersene cura attirerebbe la benevolenza delle fate. Un suo rametto appeso alle travi di casa tiene lontani gli spiriti malevoli ed i fantasmi molesti, mentre appeso nella stalla farebbe produrre un latte squisito alle mucche. Tenerne un ramoscello in mano durante la pesca la propizierebbe, mentre tagliarlo il primo maggio causerebbe sfortuna alla famiglia.In Irlanda sono spesso indicati come ‘ cespugli gentili’ per la consuetudine di non nominare le fate se si sosta sotto ad essi, in segno di rispetto . Grazie alle loro spine poco fitte, erano conosciuti come ‘alberi dei convegni delle fate’ e spesso crescono agli incroci, perchè in quel punto non poteva essere creata una strada per  non disturbare il piccolo popolo o vengono pensati per essere sede di altari pagani.Sempre in Irlanda si dice che su di un’ isola del  fiume Shannon vi fu un Biancospino sacro sulla tomba di saint Patrick, la cui rugiada si depositava sul fondo della pietra funebre, riempiendola con acqua dai poteri  curativi: il famoso pozzo di san Patrizio. Vi è poi a Cork il pozzo di santa Brigida, nel quale si narra si raccogliesse la rugiada caduta dalle spine del Biancospino.

Rimane poi simbolo di speranza nell’era cristiana: In un mito cristiano si racconta che Giuseppe d’ Arimatea giunse a piedi a Glastonbury per seppellire il Graal(che si narra sia luogo dove sorgeva Avalon) ed il suo unico bagaglio fosse un ramo di Biancospino. Qui giunto avrebbe lo  piantato nel terreno, dove divenne il più grande albero di Biancospino in tutte le isole britanniche, e che fu sfortunatamente abbattuto durante la repubblica di Cromwell. Un rampollo di questo albero cresce ancora sul vicino Wirral Hill, che è quasi certamente un antico sito pagano. E sempre in ambiente cristiano, in altre circostanze, il Biancospino viene considerato con valenza negativa, poiché si credeva che le streghe ricavassero da esso le loro scope. I suoi boccioli e fiori appassiti, poi, avrebbero attirato nelle magioni gli spiriti maligni.

Gli usi del Biancospino, altre testimonianze dalla letteratura inglese

’Non c’è un ragazzo, né una ragazza distesi sull’ erba in questo giorno, ma si sono alzati e sono andati a donare un ramo di Maggio ( altro nome del Biancospino ndr); ritornando a casa con ramoscello di Biancospino come promessa di gioventù’’

 

‘’There’s not a budding boy or girl this day,

 

But is got up and gone to bring in May;

 

A deal of youth ere this is come

 

Back, with whitethorn laden home.’’

 

 (Robert Herrick, poeta inglese del ‘700)

 

Oppure come scrive sir John Mandelville:

‘’ Poi il nostro Signore fu condotto in un giardino… e li i giudei lo umiliarono, e gli fecero una corona di rami di Albaspina, che è il Bianco Spino, che cresceva nello stesso giardino, e lo misero sul suo capo… e prima di allora il Bianco Spino ebbe molte virtù. Per colui che ne prende un ramo, nessun fulmine e in nessun modo la tempesta possono fargli del male, né nelle case in cui si trova possono entrare spiriti maligni’’

 

’Then was our Lord ylad into a Gardyn…and there the Jews scorned him, and maden him a Crowne of the Braunches of Albespyne, that is White Thorn, that grew in the same Gardyn, and setten yt on hys Heved…..And therefore hathe the White Thorn many Vertues. For he that berethe a Braunche on him thereoffe, no Thondre ne no maner of Tempest may dere (hurt)him; ne in the Hows that it is inne may no evylle Gost entre.’’

 

 

Ogni pastore racconta la sua storia sotto il biancospino nella vallata (John Milton)

 

Il Biancospino, i riti e Beltane

Se si ha la fortuna di trovarsi sotto un cespuglio di Biancospino alla vigilia di Beltane e respirarne il profumo muschiato dei fiori bianchi a cinque petali , protetti dalle sue spine nascoste, poi si può scoprire il significato che ha questo arbusto per noi, le rivelazioni che ci fa sul nostro cammino. Inoltre è un albero che favorisce l’ incontro con i propri cari dell’ Aldilà. I Wiccans moderni ed i Neo-druidi appendono dei nastri colorati durante la fioritura del loro Biancospino: uno straccio appeso ad un albero posto ad un incrocio per la fortuna e l’esaudire i desideri, un nastro rosa per l’amore, uno blu per la protezione, verde per la salute e viola per ingraziarsi la conoscenza occulta. Il Biancospino essiccato inserito nel cuscino garantisce sonni tranquilli e tiene lontani i parassiti cosmici, una sua spina portata come amuleto tiene lontane le persone negative e la tentazione di farsi plagiare. Un infuso fatto con un ramo di Biancospino in aceto bianco nei quaranta giorni prima della vigilia di Beltane, esposto sia al Sole che alla Luna, e poi usato nell’ acqua del bagno, pulisce dalle fatture e dai malefici.

Usi terapeutici del Biancospino come infuso o tintura madre (ricco di flavonoidi)

Le foglie molto giovani possono essere messe in insalata o utilizzate per fare un tè assieme alla Veronica.

Con i fiori si può fare una grappa favolosa, perché molto zuccherini, mentre le bacche possono essere messe in infusione nel vino rosso (sangiovese in particolare).

Con i semi macinati si può ricavare un ottimo sostituto per la farina.

Utile per:

Colesterolo

Insonnia

Ansia

Ipertensione

Concentrazione negli studi

Stipsi

 

.:Focolari a Nord-Est :.

Una cintura per partorire in sicurezza?

GRAVIDANZA E DINTORNI – Una cintura per partorire in sicurezza: una fascia addominale gonfiabile in grado di esercitare una pressione controllata sul fondo dell’utero per accompagnare e aiuta…

Sorgente: Una cintura per partorire in sicurezza?

.: Legge dei Diritti di Madre Terra :.

Chi ha il diritto di esistere sul nostro Pianeta? Il governo della Bolivia, il cui leader è Evo Morales, ha formulato uno statuto che rimanda agli antichi codici di rispetto verso il nostro Pianeta Azzurro.

L’ uomo non può esistere in una condizione di emancipazione dalla Natura.

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CAPITOLO I
OGGETTO E PRINCIPI 

Articolo 1. (SCOPO).  La presente legge ha lo scopo di riconoscere i diritti della Madre Terra , e gli obblighi e doveri dello Stato multinazionale e la società al fine di garantire il rispetto di questi diritti .

Articolo 2. (PRINCIPI)I principi vincolanti che governano questa legge sono :

1. Armonia . Le attività umane , nel quadro della pluralità e della diversità , devono raggiungere un equilibrio dinamico con i cicli dei processi inerenti alla Madre Terra .

2. Bene collettivo . Gli interessi della società , nel quadro dei diritti della Madre Terra , prevalgono in tutte le attività umane e qualsiasi diritto acquisito .

3. Garanzia della rigenerazione della Madre Terra. Lo Stato, ai suoi vari livelli, e la società, in armonia con l’interesse comune, deve garantire le condizioni necessarie affinché i diversi sistemi viventi della Madre Terra possono assorbire danni, adattarsi agli urti, e rigenerare senza alterare in modo significativo la loro strutturale e funzionale caratteristiche, riconoscendo che i sistemi viventi sono limitati nella loro capacità di rigenerarsi, e che gli esseri umani sono limitati nella loro capacità di annullare le loro azioni.

4. Rispettare e difendere i diritti della Madre Terra. Lo Stato e qualsiasi persona individuale o collettiva devono rispettare, proteggere e garantire i diritti della Madre Terra per il benessere delle generazioni attuali e future.

5. Nessun mercantilismo. Né sistemi viventi né i processi che sostengono la loro possano essere commercializzati, nè servono proprietà privata di qualcuno. 6. Il multiculturalismo. L’esercizio dei diritti della Madre Terra richiede il riconoscimento, il recupero, il rispetto, la protezione e il dialogo della diversità di sentimenti, valori, conoscenze, le competenze, le pratiche, le competenze, la trascendenza, la trasformazione, la scienza, La tecnologia e gli standard, di tutte le culture del mondo che cercano di vivere in armonia con la natura.

CAPITOLO II
MADRE TERRA, DEFINIZIONE E CARATTERE

Articolo 3. (Madre Terra). Madre Terra è un sistema vivente dinamica che comprende una comunità indivisibile di tutti i sistemi viventi e gli organismi viventi, interconnessi, interdipendenti e complementari, che condividono un destino comune. Madre Terra è considerato sacro, dalle visioni del mondo delle nazioni e dei popoli indigeni contadini.

Articolo 4. (SISTEMI VIVENTI). I sistemi viventi sono comunità complesse e dinamiche di piante, animali, microrganismi e gli altri esseri e il loro ambiente, in cui le comunità umane e il resto della natura interagiscono come un’unità funzionale sotto l’influenza di fattori climatici, fisiografiche, e geologiche, nonché pratiche di produzione , boliviana la diversità culturale, e le visioni del mondo di nazioni, popoli indigeni originari, e delle comunità interculturali e afro-boliviani.

Articolo 5. (STATUS GIURIDICO DELLA MADRE TERRA). Per lo scopo di proteggere e far rispettare i propri diritti, la Madre Terra assume il carattere di interesse pubblico collettivo. Madre Terra e tutti i suoi componenti, comprese le comunità umane, hanno il diritto di tutti i diritti inerenti riconosciuti dalla presente legge. L’esercizio dei diritti della Madre Terra si terrà conto delle specificità e le peculiarità delle sue varie componenti. I diritti di cui alla presente legge non devono limitare la esistenza di altri diritti della Madre Terra.

Articolo 6. (ESERCIZIO DEI DIRITTI DELLA MADRE TERRA). Tutti i boliviani, per unirsi alla comunità di esseri composto da Madre Terra, esercitare diritti ai sensi della presente legge, in un modo che sia coerente con la loro diritti individuali e collettivi. L’esercizio dei diritti individuali è limitata dalla all’esercizio dei diritti collettivi nei sistemi viventi della Madre Terra. Qualsiasi conflitto di diritti deve essere risolto in un modo che non incidono in modo irreversibile la funzionalità dei sistemi viventi.

CAPITOLO III

I DIRITTI DI MADRE TERRA

Articolo 7. (DIRITTI DELLA MADRE TERRA)

I. Madre Terra ha i seguenti diritti:

1. Per la vita: il diritto di mantenere l’integrità dei sistemi viventi e dei processi naturali che li sostengono, e le capacità e le condizioni per la rigenerazione.

2. Per la diversità della vita: è il diritto alla conservazione della differenziazione e varietà di esseri che compongono la Madre Terra, senza essere geneticamente alterato o modificato strutturalmente in modo artificiale, in modo che la loro esistenza, il funzionamento o il potenziale futuro sarebbe minacciata .

3. Per l’ acqua: Il diritto di conservare la funzionalità del ciclo dell’acqua, la sua esistenza nella quantità e qualità necessaria per sostenere sistemi viventi, e la sua protezione dall’inquinamento per la riproduzione della vita di Madre Terra e tutti i suoi componenti.

4. Per l’aria pulita: Il diritto di preservare la qualità e la composizione dell’aria per sostenere i sistemi viventi e la sua protezione dall’inquinamento, per la riproduzione della vita di Madre Terra e tutti i suoi componenti.

5. Per l’equilibrio: Il diritto di mantenimento o al ripristino della interrelazione, l’interdipendenza, la complementarità e la funzionalità dei componenti della Madre Terra in modo equilibrato per il proseguimento della loro cicli e la riproduzione dei loro processi vitali.

6. Per il restauro: Il diritto al ripristino tempestivo ed efficace dei sistemi viventi colpite da attività umane direttamente o indirettamente.

7. Per vivere senza inquinamento: Il diritto alla conservazione di uno qualsiasi dei componenti di Madre Terra dalla contaminazione, così come rifiuti tossici e radioattivi generati dalle attività umane.

CAPITOLO IV

OBBLIGHI DELLO STATO E DOVERI DELLE SOCIETA’

Articolo 8. (OBBLIGHI DELLO STATO PLURINAZIONALE). Lo Stato Plurinazionale, a tutti i livelli e le aree geografiche e in tutte le autorità e istituzioni, ha i seguenti compiti:

1. Sviluppare politiche pubbliche e degli interventi sistematici di prevenzione, di diagnosi precoce, la protezione e precauzione al fine di evitare che le attività umane che causano l’estinzione delle popolazioni che vivono, l’alterazione dei cicli e dei processi che assicurano la vita, o la distruzione dei mezzi di sussistenza, compreso culturale sistemi che fanno parte della Madre Terra.

2. Sviluppare forme equilibrate di produzione e modelli di consumo per soddisfare le esigenze del popolo boliviano per vivere bene, salvaguardando la capacità rigenerativa e l’integrità dei cicli, i processi e l’equilibrio vitale della Madre Terra.

3. Sviluppare politiche per proteggere Madre Terra dal campo di applicazione multinazionale e internazionale, dello sfruttamento dei suoi componenti, dalla mercificazione dei sistemi o dei processi che li supportano vivente, e dalle cause strutturali e gli effetti del cambiamento climatico globale.

4. Sviluppare politiche per garantire la sovranità energetica a lungo termine, una maggiore efficienza e la progressiva integrazione di fonti alternative pulite e rinnovabili nella matrice energetica.

5. La domanda di riconoscimento internazionale del debito ambientale attraverso il finanziamento e il trasferimento di tecnologie pulite che sono efficaci e compatibili con i diritti della Madre Terra, tra gli altri meccanismi.

6. promuovere la pace e l’eliminazione di tutte le armi nucleari, chimiche e armi biologiche e le armi di distruzione di massa.

7. Promuovere la crescita e il riconoscimento dei diritti della Madre Terra nelle relazioni internazionali multilaterali, regionali e bilaterali.

Articolo 9. ( DOVERI DEL POPOLO ) I compiti di persone fisiche e giuridiche pubbliche o private :

1. sostenere e rispettare i diritti della Madre Terra .

2. promuovere l’armonia con la Madre Terra in tutte le aree del suo rapporto con le altre comunità umane e il resto della natura nei sistemi viventi .

3. Partecipare attivamente , individualmente o collettivamente , nel generare proposte destinate a rispettare e difendere i diritti della Madre Terra .

4. Assumere pratiche di produzione e il comportamento dei consumatori in armonia con i diritti della Madre Terra .

5. Garantire l’uso sostenibile delle componenti di Madre Terra .

6. Relazione qualsiasi atto che viola i diritti della Madre Terra , i sistemi viventi , e / o dei loro componenti .

7. Partecipare alla convenzione delle autorità competenti o la società civile organizzata per attuare misure volte a preservare e / o proteggere la Madre Terra .

Articolo 10. ( DIFESA DELLA MADRE TERRA ) . Istituisce l’Ufficio della Madre Terra , la cui missione è quella di garantire la validità , la promozione , la distribuzione e il rispetto dei diritti della Madre Terra stabilite dal presente atto. Una legge speciale stabilirà la struttura, la funzione , e gli attributi . Fare riferimento al ramo esecutivo per fini costituzionali . Si è dato nella Sala dell’Assemblea dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale , il settimo giorno del mese di dicembre di due mila e dieci .

Sen. René Oscar Martínez Callahuanca

PRESIDENTE Camera dei Senatori

traduzione di .: Focolari A Nord- Est :.

Riscaldamento Globale

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Girare The Revenant è stato occuparsi della relazione tra l’uomo e il mondo naturale. Un mondo che abbiamo collettivamente percepito, nel 2015, come l’anno più caldo di sempre. La nostra produzione ha avuto bisogno di spostarsi fino alla punta più meridionale di questo pianeta solo per trovare la neve. I cambiamenti climatici sono reali, stanno accadendo in questo momento. È il pericolo più grave che la nostra intera specie si trova ad affrontare, e dobbiamo lavorare insieme e smettere di procrastinare.

Dobbiamo appoggiare leader politici mondiali che non parlino a nome dei grandi inquinatori ma a nome dell’intera umanità, a nome dei popoli indigeni e dei miliardi e miliardi di persone non privilegiate là fuori che saranno anche quelle maggiormente colpite. Per i figli dei nostri figli, e per quelle persone le cui voci sono state soffocate dalle politiche dell’avarizia. Ringrazio tutti voi per il meraviglioso premio di questa sera. Non prendiamo per scontato questo pianeta. Io non prendo questa sera per scontata. Grazie». [Leonardo di Caprio alla notte degli Oscar]

Il riscaldamento globale del nostro Pianeta, causa della sparizione di molte specie animali e vegetali, è un problema dovuto soprattutto per l’ eccesso di CO2, ovvero diossido di carbonio, che sopravvive nell’ atmosfera anche per secoli. accumulandosi rischia di creare danni IRREVERSIBILI  all’ intero ecosistema. in termini di gradi, stiamo parlando dell’ incremento di circa 0.7° C nel lasso di tempo tra il 2000 ed il 2010, che ha comportato l’aumento dei giorni intensamente caldi nell’ arco di un anno, a fronte della diminuzione dei giorni estremamente freddi nello stesso lasso temporale. Non si parla dunque solo di un aumento della temperatura marina, ma anche di cambiamenti climatici relativi a tempeste anomale, di scioglimento dei ghiacciai che sono un’importante riserva di acqua dolce, che serve a equilibrare la ionizzazione del clima planetario… determinando inoltre il cambiamento comportamentale degli animali migratori, ma anche il cambiamento delle loro abitudini legate alla sopravvivenza in loco.

Par nulla, finchè non ci tocca. Diciamo così perchè ancora non abbiamo la capacità di vedere i cambiamenti in negativo che ci stanno sotto al naso, a partire da abitudini di consumo alimentare assurde ed inutili, di cibo mal distribuito e che troppo spesso è spazzatura creata da ulteriore spazzatura.

Parliamo poi dell’ Africa, discarica a cielo aperto dei nostri scarti radioattivi, così come l’ India; parliamo del ”trasloco” forzato che facciamo subire alle riserve e corsi d’acqua, al fine di cementificare città per tornaconto di pochi, avidi, politici. Parliamo di assenza di lungimiranza e pigrizia sia mentale, che spirituale.

E’ bene che il singolo si adoperi ad apportare degli aggiustamenti alle proprie abitudini, ma oggi è necessario estendere questa posizione singola di responsabilità ad una scala più ampia, spodestando l’avidità a favore di un bene collettivo.

La nostra esistenza non è solo produzione di plastica, siamo qui per completarci e dare forma alla nostra anima… vogliamo che questa sia un’isola di rifiuti?

 

.: Focolari A Nord- Est :.

 

 

TREVISO MEDIEVALE -agricoltura e podesterie

.:Ricerca di gioventù:.

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La vite, che era presente da secoli e non solo sulle pendici collinari,  nel tempo che qui interessa costellava ormai l’intera pianura, dalla pedemontana fino alle fasce prossime alla laguna. Al riguardo esistono testimonianze tra cui la lettera ducale, emessa nel 1371 al fine di modificare gli importi del dazio sulla produzione del vino e che investiva l’intera podesteria di Treviso ovvero tutte le ville iscritte nei distretti amministrativi di Treviso, Noale, Oderzo, Asolo, Castelfranco e Mestre. L’ estensione della viticoltura aveva dato luogo ad una specializzazione di qualità ( e a una maggiorazione del dazio) nelle zone del Montello e di Montebelluna. Nell’atto di podestà viene precisato che le località del vino migliore andavano individuati in Nervosa, Cusignaga, Bavaria, Giavera, Castagnè, Selva, Lavaggio, Arsauno, Volpago, Martignago, Venegazzù, Caonada, Biadene, Capodimonte, Posmon, Visnà di Sotto, Capo di Pieve (Montebelluna), Guarda, Caerano.

La documentazione dello sfruttamento territoriale a fine arativo tuttavia presenta delle interruzioni, ma dal 1344 al 1409 i dati sono più che esaurienti al fine di conoscere il nostro territorio.

Le coltivazioni erano ricche nella gamma di cereali che già conosciamo e nella quale era compresa pure l’avena, altrove pressoché inesistente. La produzione dei legumi era incentrata sulle fave e comprendeva  fagioli e ceci bianchi. Nelle fonti non compare il lino, perché escluso dal rilevamento annuario, ma la coltivazione è attestata per altre vie.

Il frumento era la coltura privilegiata e lo testimonia il fatto che venisse prezzato 30 centesimi.

 Negli anni 1344 – 1376 i raccolti di frumento corrisposero al 57 – 63% circa della produzione complessiva e soltanto nel 1377 si registrò la parità quasi piena fra frumento, da un lato, segale, spelta, avena, legumi, dall’ altro. A partire dal 1390, quando la serie riprende dopo un’interruzione di tredici anni, il primato del frumento si esprimeva con margini più sostanziosi, oscillando tra il 60 e il 74% dei raccolti.

Specializzazioni  nel campo della cerealicolo

 Il quartiere rurale del Piave produceva pochissimo frumento, solo il 5,8% e il 5,1% nelle due scadenze cronologiche. Per contro era zona maggiore produttrice della segale per la quale contribuiva per il 68,2% nel 1409)

Mestre era maggior produttrice di frumento con una percentuale del 52%, mentre i quartieri di Campagna e della Zosagna partecipavano rispettivamente per il 25,3% e il 16,9% nel 1344 .  L’espansione del frumento fu dovuta anche fortemente all’ influenza dell’economia di scambio nell’ agricoltura trevigiana. Venezia spinse molto al cambiamento agricolo, essendo presente tra i cittadini e religione attraverso il possesso fondiario.

Strutture fondiarie del Trevigiano

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Nel periodo tra metà e fine Trecento il territorio del trevigiano risultava essere molto parcellizzato, al punto che le transizioni interessavano non più di tre campi per volta ( ricordando che 1 campo trevigiano = m² 5.205). Lo testimoniano gli atti di compravendita stipulati in tal periodo e che interessavano beni situati nell’ oltrepiave di Colbertaldo e Vidor.

I contratti risultavano tuttavia essere molto ambigui, poiché si iniziò a preferire contratti a tempo definito in quinquenni, anziché perpetui e consuetudinari. Tuttavia, nonostante questa novità economica, continuarono ad essere praticate le biade interzate (due terzi di biada) accompagnate dalla metà del vino, oppure i canoni a solo frumento nei dintorni di Treviso sempre associati ad una quota di vino.

La resistenza al mutamento era tanto forte che poteva accadere che l’uno e l’altro tipo di canone fossero presenti contemporaneamente in un medesimo patrimonio, come informa un documento del 1370, il quale si riferisce alle proprietà della domus veneziana di S. Giovanni del Tempio.

Allevamento

L’allevamento era una fonte importante di reddito. C’è  qualche attestazione sulla presenza di piccole  mandrie bovine nelle zone del Piave e soprattutto greggi, composte da un numero assai elevato di capi, che transumavano fra la pianura e le montagne feltrine e bellunesi. Queste attività inoltre originavano flussi commerciali colleganti i centri rurali con la piazza cittadina e con il mercato veneziano.

Ordinamento del distretto trevigiano: podesterie minori

 

Anche a Treviso, subito dopo la conquista, il governo veneziano procedette alla distruzione di alcuni castelli (Montebelluna e S. Zenone degli Ezzelini nel 1338, prima ancora della pace; Treville nel 1343). Col tempo, il controllo dei luoghi strategici posti al confine con il territorio feltrino (carrarese o imperiale, comunque nemico o sospetto) venne rafforzato e precisato, ad esempio alla chiusa di Quero, nei pressi della quale costruì nel 1376 una nuova fortezza, a Castelnuovo. Ma in tutta la porzione del distretto trevigiano soggetta all’autorità del comune cittadino il governo veneziano introdusse (marzo 1339) e prima della dedizione formale del comune di Treviso (1344), importanti modifiche nell’ ordinamento del territorio, auto-designandosi podestà di tutti i più importanti centri del distretto: Asolo, Castelfranco, Mestre, Conegliano, Portobuffolè, Serravalle, Oderzo.

Le scontate richieste del comune trevigiano rimasero inascoltate:

civitas Tarvisii sit integra et quod totus comitatus ei respondeat cum omnibus iuribus et rationibus, reditibus proventibus castris, fortiliciis iurisdicionibus et districtu, come era tempore comunitatis, fino al 1283 quando Gerardo Da Camino fu creato signore).

Nel 1339, iusta seriosam continenciam peticionis sue, fu riconosciuta formalmente ai Tempesta (gli antichi avvocati del vescovo), legati a Venezia, secondo i cronisti, da un patto di recommendatio, la giurisdizione su Noale e sulle ville vicine (tra cui Crespignaga), confermata loro dagli Scaligeri e da Giovanni di Boemia: ma nel 1360, dopo la guerra ungherese, in un momento importante di riassetto ( cade qui ad esempio la riforma e l’approvazione degli statuti di Serravalle, nuper reformatis et correctis per eos) fu istituita la podesteria di Noale affidata ad un patrizio veneziano, pur lasciando alla famiglia alcune prerogative, come la sorvegliando sul mercato di Trebaseleghe; Motta di Livenza, rimasta ai Da Camino, fu retta da un podestà veneziano a partire dal 1338.

Particolare rilievo ha, tra i centri minori sede di podesteria veneziana, Conegliano. Sotto la dominazione asburgica e carrarese, le prerogative del comune, ben più consistenti e risalenti nel tempo (elezioni del consiglio, amministrazione della giustizia da parte dei consoli, competenze nelle istruttorie civili e criminali ecc…) rispetto a quelle di altri castelli, vengono confermate. È sancita pure la vigenza dello statuto locale.

 

 

è una ricerca che ho svolto presso la biblioteca universitaria di Udine, dipartimento di Lingue e Letterature dell’ Europa occidentale. non mi è possibile fornire il titolo dei testi da cui ho ricavato le informazioni, poichè è passato circa un decennio e questi scritti, proprio oggi, mi hanno ” ritrovata”. sarebbe stato un peccato non pubblicarli. E ce ne sono ancora…

.: Focolari A Nord- Est :.

.: Lupercalia – a Giunone :.

– La festa di San Valentino e le sue origini pagane –

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‘’Gli antenati Romani chiamarono Februe le ispirazioni: ora anche numerosi indizi danno conferma alla parola. [20] I pontefici al re e al flamine chiedono le lane, a cui era nome februa nella lingua degli antichi; il littore prende dalle case stabilite ciò che è mezzo di purificazione, sono denominati ugualmente il farro tostato con i granelli di sale; lo stesso nome al ramo, che tagliato da un albero intatto [25] ricopre le caste tempie dei sacerdoti con la fronda. Io stesso vidi la sposa del flamine che chiedeva februe; a lei che chiedeva fu dato un ramo di pino come februa. Infine tutto ciò che c’è con cui sono purificati i nostri corpi, presso gli avi barbuti aveva questo nome. [30] Da ciò il nome del mese, poiché i Luperci con strisce di pelle tagliata percorrono ogni luogo, e ritengono ciò una purificazione: o poiché placati i sepolcri i tempi sono puri, allora quando passavano i giorni ferali. I nostri vecchi credevano che gli oggetti purificatori[35] potessere togliere ogni crimine e ogni causa del male. La Grecia fu iniziatrice della tradizione: quella empia ritiene che i colpevoli purificati depongano i misfatti. ‘’ (Ovidio, Fasti, libro II)

 

Ai piedi del Palatino, monte su cui si ritiene fossero dapprima stanziati dei Greci immigrati dall’ Arcadia e guidati da Evandro con il figlio Pallante e poi sorta la Roma Quadrata, si narra vi fosse una grotta ricoperta di querce e contenente una fonte d’acqua. In questa Lupercale Romolo e Remo, figli di Rhea Silvia che discende da Enea e di Marte, vennero nutriti dalla famosa Lupa e da un Picchio, entrambi animali sacri al loro padre.

A ricordo di quanto successo e sicuramente per auspicio di un’ eterna fecondità alla città di Roma, fino all’epoca imperiale si sono celebrate le Lupercalia nei giorni della purificazione del 13, 14 e 15 febbraio. Durante questi giorni erano molti i numen malefici a cui ci si appellava per la purificazione, a partire dal dio Februus etrusco, poi divenuto dea Febbre che purifica dalla malaria. Ma il dio al quale queste feste erano dedicate era propriamente Luperco o Faunus Lupercus, collegato al Lupo che è animale caro a Marte e poi successivamente associato a Pane Liceo, ovvero il greco Pan.

Juno Februata, Era e Rhea Silvia. La fecondità selvaggia.

E’ noto a tutti che Giunone sia la dea protettrice del matrimonio e del parto, rappresentata spesso nell’ atto di allattare e dichiarata amica di Troia, poiché una profezia vuole la sua Cartagine distrutta dai discendenti di Enea, ovvero i Romani. Perciò un appellarsi a lei nella qualità di februata nell’ ultimo mese dell’ inverno romano, affinchè purifichi le greggi e gli uomini dalla malaria, proteggendone la fecondità, può collegarsi al fatto di voler tenere a bada la sua ‘’ira tenace’’ come ne parla il Virglio ne l’ Eneide. Sua corrispondente greca è Era (o Hera), la moglie iraconda di Zeus nonché patrona della fedeltà coniugale. Ed è qui che mi sorge spontaneo un parallelismo con Rea Silvia, di cui si narra essere stata costretta dal fratello a diventare una sacerdotessa di Vesta, una vestale ed obbligata così al voto di castità per trent’anni, quindi al non concedersi ad alcuno impedendole così di avere discendenti per il proprio regno. A causa del suo amore galeotto con Marte, di cui rimase incinta, fu seppellita viva ed i suoi figli messi in un cesto sul fiume da una serva di suo fratello per risparmiare segretamente loro la vita.

Da queste tre figure ne ricaviamo un archetipo preciso, che è quello della donna selvaggia, possiamo azzardare anche a rivederle nell’aspetto di Dea Madre, carnificazione della Terra, liberata dalla bruta mascolinità che ne vuole castrare la creatività, la spontaneità nell’ essere feconda. I pagani romani questo lo sapevano bene, sapevano bene quanto fosse importante l’espressione dell’amore carnale e purificato dal peccato, visto come massima espressione della vitalità che fa proseguire le discendenze, la vita tutta. È per questo che furono istituite le Lupercalia, checché se ne dica oggi di tutti i colori.

La Lupa: così era anche chiamata la prostituta nell’antica Roma.

Al contrario di quanto si pensi oggi, l’amore  carnale mercificato ai tempi dei Romani era una cosa considerata come naturale sfogo degli istinti, poiché lo sfogo carnale aumenta lo slancio vitale e fa felici i popoli. Sul Palatino (guarda caso proprio qui) vi erano costruite delle lupanare, ovvero bordelli, in cui lavoravano donne altolocate o fanciulli liberi (sì, l’omosessualità era cosa normale!).  quindi ad aver accolto Romolo e Remo potrebbe essere stata si una Lupa, ma inteso come sacerdotessa del sesso, che li allattò per poi consegnarli in adozione a Faustolo ed Acca Larentia.

I riti delle Lupercalia sono molto carnali e si suddividono in ben due momenti. I Luperci, sacerdoti del Fauno, si premuravano di sacrificare una giovane capra e dei cani, animali dal forte istinto sessuale,  per auspicare la fertilità. Dopodiché due giovani  di nobili origini, scelti precedentemente, venivano toccati sulla fronte con una spada sporca del sangue sacrificale. La Lama veniva poi ripulita con della lana vergine imbevuta nel latte e questi giovani dovevano scoppiare a ridere fragorosamente.

Ai Luperci veniva poi offerto un abbondante banchetto,m in cui venivano serviti con scrupolo. Successivamente questi tagliavano la pelle della capra sacrificata in tante strisce (februa) e le usavano per vestirsi e assomigliare così al dio Lupercolo. Con le strisce avanzate frustavano simbolicamente le persone della città, rincorrendole. Così auspicavano fecondità e pulivano simbolicamente anche la terra pronta ad accogliere le sementi.

San Valentino è ciò che rimane di queste feste, oramai cristianizzate, e mantiene celato il significato dell’amore di coppia volto alla fecondità,  custode della forza vitale ormai castrata dalla cristianizzazione e riduzione al peccato di tutte le forme di gioia spontanea. Il papa Gelasio I nell’ invettiva Adversus Andromachum senatorem proibì ai fedeli di partecipare in qualsiasi modo a queste feste e fece in modo che fossero sostituite dapprima con la festa di Santa Febronia nel 494 d.c. (ora 25 giugno) e poi cambiata con quella di San Valentino. Valentino, ovvero ‘’soldato di valore’’ è anche conosciuto per avere intrapreso una durar battaglia contro il paganesimo, subendo il martirio sotto il regno di Aureliano il 14 febbraio 273.

La gioia di vivere sopravvive nella storia.

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