Tra Yule e Natale, sulle tracce di Cailleach

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Il 13 dicembre è Santa Lucia che arriva a bordo del suo asino, velata e con una  verga coi campanelli, che fa suonare per avvisare i bambini del suo arrivo e come lei la celtica Cailleach, il cui nome significa “la velata”, celebrata nella Ruota dell’ Anno durante il Solstizio di Inverno!

Santa Lucia è la santa protettrice della vista, ma andando ben oltre questa semplice interpretazione tradizionale,  possiamo dare al suo nome il significato di ‘’ portatrice di luce’’ o addirittura a ‘’colei che introduce il Sole’’. Dall’inglese si può tradurre la parola Cailleach anche con ‘’suora’’. Nel Libro Giallo di Lecan (manoscritto dell’Irlanda Occidentale sulla mitologia locale risalente ai secoli XIV e XV) si associa Cailleach anche al nome di Boi, che significa ‘’Giallo’’.

Non è un caso se Lucia viene rappresentata con i suoi occhi in mano, anche se in ricordo del martirio, poiché attraverso gli occhi si percepiscono la luce sia della ragione ma anche del Sole, necessaria a meravigliarsi del creato che lento germina nascosto dal gelo e dall’oscurità.

‘’Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia.’’ – Natalis Solis Invicti

Anche se a dire il vero quest’anno sarà il 22 dicembre il giorno più corto, proprio quello seguente il solstizio d’inverno, Yule o Farlas. Dopo di esso lentamente le giornate inizieranno ad allungarsi, minuto dopo minuto. Fino ad allora a regnare sovrana sarà l’oscurità, che fino al momento del solstizio sembrerà prendere il sopravvento con un’aura di morte su tutte le cose che ci circondano.

Santa Lucia è Cailleach (pronunciato ‘’kye-luhkh’’

Una Dea terrificante della tradizione celtica, descritta come un’anziana dall’età immemore, il cui culto sembrava essere decaduto, ma invece è sopravvissuto nell’ombra. Sopravvive in alcuni luoghi e monumenti della tradizione gaelica o in alcuni versi del folklore.

Nella triade Irlandese Cailleach è considerata una delle tre età principali; si cita infatti in letteratura che ci sia: l’età dell’albero del Tasso (albero della morte), l’età dell’aquila e l’età di Cailleach.

Chiamata dagli irlandesi Sentainne Berri, conosciuta anche come Cailleach Beara, essa forma una triade con Cailleach Bolus e Cailleach Corca Duibhna. Essa ha il potere di far tracimare le rive dei fiumi, dare forma alle montagne o coprire tutto di ghiaccio con un gelido soffio, che appiattisce l’erba dei prati sotto una bianca coperta. Da vecchia dal viso bluastro, denti rossi e capelli polverosi, che talvolta cavalca un lupo od un cervo, di cui è protettrice, la Dea è in grado di mutare aspetto e diventare una candida fanciulla o in un airone. Essa si racconta essere la madre adottiva di cinquanta figli a Beara, i cui discendenti si sparsero per popoli e razze. Avendo lei avuto ben sette età della gioventù, vide i propri compagni morire di vecchiaia.

Cailleach impersonifica il potere della rinascita nel Sole Bambino

Cailleach è colei che nella morte per sempre si rinnova, così come le sementi sotto al gelo germinano preparandosi al trionfo del Sole primaverile. Ecco che a lei è associata la festività di Yule, al 21 dicembre. In tutta Europa ed anche più ad oriente compaiono riti che rimandano a lei e in cui le donne attendono il ricomparire del sole con una corona di candele in testa, o donate loro dagli uomini, per poi concludere il rito attorno ad un falò, con lo scopo di celebrare la morte del Vecchio Sole e dare il benvenuto al Sole Bambino che germina nel ventre della Dea e nasce all’alba, come promessa di una nuova vita e un rinnovo, ciclico, del Creato.

 

Cailleach

She with the all knowing eye of two faces

One of royal blue and youth

Beautiful and desirable

Giving birth to a nation

Our mother who nurtures us

Cradling us to her bosom

She with the all knowing eye of two faces

One of deepest black and knowledge

Withered, aged, older than time

Standing guard over her people

Guiding them back to her ancient womb

She with the all knowing eye of two faces

Mother and Crone

With us at the beginning and at the end

She with the all knowing eye of two faces

Sees all injustice

A quick and swift warrior is she

Do not fear the unleashing of her power

She with the all knowing eye of two faces

Teaches through destruction

To renew the life process

She with the all knowing eye of two faces

Cailleach

Poema di Casey Scathach Aje

 

Il Calendario Celtico e Cailleach

Nel calendario celtico vi sono due Soli. Uno enorme che splende da Beltane a Samhain ed uno più piccolo e flebile, che illumina le giornate da Samhain a Beltane. Ad ogni Samhain Cailleach rinasce e se ne va in giro per le campagne a colpire la terra e far morire il raccolto facendo evicare e calare il gelo. A Beltane ripone le sue cose sotto ad un cespuglio di ginestra spinosa o ad un albero di leccio, trasformandosi poi in una pietra fredda e grigia, dopo aver eretto delle pietre sul terreno, a lei tanto care.

Il calendario cristiano e Yule

E’ chiaro, essendo il Bambino Gesù cristiano il Sole vivo, colui che dissipa le tenebre, che il suo Natale può essere quasi senza ombra di dubbio ricollegato allo Yule pagano. Nel Cronografo del 354 (un almanacco illustrato) vi è la prima traccia del Natale festeggiato il 25 dicembre, riportato con questa frase: «Nell’ottavo giorno prima delle Calende di Gennaio è nato Cristo in Bethleem di Giudea». L’ottavo giorno prima del 1° gennaio corrisponde al 25 dicembre. Una teoria dei teologi molto accreditata sul perché si festeggi in questo giorno, fa risalire la data alla feste del Sole Vittorioso a cui l’ imperatore Adriano, eliolatra, aveva dedicato un tempio il 25 dicembre del 274.

 

Nonostante siano cambiati i poteri nel tempo, Cailleach li ha visti tutti morire di vecchiaia e lei, Dea, ancora vive tra noi, pronta a germogliare.

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