IMBOLC

• I GIORNI DELLA MERLA E LA CANDELORA 

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Nei prossimi giorni avremo modo di fare esperienza, come annualmente avviene, della festa della Candelora, conosciuta così da noi italiani, ma che il mondo pagano chiama con il nome di Imbolc o Oimlec. A precedere queste giornate la nostra tradizione italiana vuole che gli ultimi tre giorni di gennaio siano chiamati Giorni della Merla e vi sono delle leggende che spiegano questo nome. Quella che mi piace di più e che trovo più affine ad Imbolc narra che l’inverno amasse fare degli scherzi ai merli, che un tempo erano completamente bianchi, ricoprendo tutto il paesaggio con neve e ghiaccio e rendendo così impossibile il procurarsi del cibo. Un merlo, deciso a sopravvivere al mese di gennaio, che allora era fatto di soli 28 giorni, decise di ribellarsi facendosi una scorta di cibo tale che gli permettesse di rimanere nascosto nel suo nido per tutta la durata del freddo… così il 28 gennaio decise di festeggiare la sua resilienza uscendo dal nido e cantando con gioia di come l’avesse fatta in barba al’inverno, che nel frattempo, urtato nell’orgoglio, rubò tre giorni a febbraio per prolungare la morsa di gelo. A questo punto il povero merlo trovando poco adatto il suo ristoro per sopravvivere a questo freddo, decise di rifugiarsi assieme ai suoi tre pulcini in un caminetto, da cui uscì solo alla fine della tempesta. Da allora il suo piumaggio assunse la colorazione nera a causa della fuliggine del camino.

È chiaro che celato dietro questa leggenda vi sia una simbologia ben più profonda ed interessante e forse attraverso i simboli si è voluto far sopravvivere il significato profondo di Imbolc, oggi cristianizzato sotto il nome di Candelora.

 

Il Merlo, animale territoriale che scruta tutto con attenzione e arriva a tener lontani anche i propri simili se ritenuti intrusi, è conosciuto dai druidi e dai pagani come animale che sta al confine tra i due mondi. Associati alla dea gallese Rhiannon, tre merli se ne stanno appollaiati a cantare sull’albero della vita al confine tra i mondi ed il loro canto, al calar del sole, accompagna come una nenia chi li ascolta in uno stato di rilassamento e trance che consente il passaggio in luoghi paralleli. Ma cosa significa attraversare al soglia di due mondi al giorno d’oggi? Significa maturare una maggior consapevolezza di sé, passare a livelli spirituali in cui i problemi che portano il gelo nella nostra vita diventano risorse per reinventarsi e sopravvivere come semi all’inverno della nostra esistenza, che non necessariamente è identificabile con la vecchiaia, bensì con la stanchezza che aiuta a cambiare, a dire ‘’basta, io cambio, rivendico il mio diritto ad esistere!”. Il Merlo ci invita alla Resilienza. Chi resiste lo fa perché scopre il suo potenziale, passando attraverso dei portali della coscienza, ciclicamente. Non è forse il tempo scandito dalla ruota celtica appunto una spirale ascensionale, apparentemente disegnata come ruota? Ritorniamo sui nostri passi per correggerci, addolcirci, fluidificarci e crescere, questo ci insegna il cammino nel nome della Grande Madre.

 

Non a caso i Giorni della Merla cadono prima della festa di Imbolc, festa del fuoco o della Candelora, festa delle luci (1 o 2 febbraio). Imbolc letteralmente significa ‘’nel grembo’’ mentre l’altra sua dicitura, Oimlec, significa ‘’latte di pecora’’, poiché proprio in questo periodo le pecore iniziano a sgravare. Ma sappiamo bene che il grembo è anche la Terra in cui sono celati i semi che proprio in questo momento germogliano e si preparano a darci i frutti per recuperare le energie, che ci preparano così all’Imbolc successivo. Ed il grembo è anche il nostro, poiché attraverso lo Yoni (il sacro utero) possiamo percepire con verità la realtà, vivendo a fondo l’archetipo della Madre.

La Dea onorata ad Imbolc è Brigid, che per i cristiani è divenuta santa Brigida, compatrona d’Europa assieme a Santa Chiara. Per gli antichi romani si trattava della Dea Febbre e del dio etrusco da cui pare derivare il suo culto, Februus, entrambi dei della guarigione e della purificazione. Non è un caso se Febbraio, ultimo mese dell’inverno che allora non era suddiviso in mesi, deve il suo nome proprio a queste divinità: proprio in questi giorni, con culmine il 14 febbraio, ci si dedicava ai rituali di purificazione. Solo posteriormente sono stati soppiantati dalla festività di San Valentino.

Brigid è la Dea che protegge poeti, fabbri e che guarisce e purifica attraverso il suo fuoco sacro, nonché ispiratrice delle guarigioni più intime e della forza vitale. Il fatto che esas sia protettrice dei fabbri ci indica la sua benevolenza verso coloro che attraverso il fuoco plasmano la materia ed il proprio destino, come delle vere streghe, ma anche come il Merlo sopravvissuto con tenacia al gelo attraverso il buon uso del proprio fuoco sacro.

 

 

‘’Io sono la genitrice dell’universo, la sovrana di tutti gli elementi, l’origine prima dei secoli, la regina delle ombre, la prima dei celesti; io riassumo nel mio volto l’aspetto di tutte le divinità maschili e femminili: sono io che governo col cenno del capo le vette luminose della volta celeste, i salutiferi venti del mare, i desolati silenzi dell’Averno. Indivisibile è la mia divina essenza, ma nel mondo io son venerata ovunque sotto molteplici forme, con riti diversi, sotto differenti nomi. Perciò i Frigi, i primi abitatori della terra, mi chiamano madre degli Dèi, adorata in Pessinunte; gli Attici autoctoni, Minervia Cecropia; i Ciprioti bagnati dal mare, Venere di Pafo; i Cretesi abili arcieri, Diana Dictinna; i Siciliani trilingui, Proserpina Stigia; gli abitanti dell’antica Eleusi, Cerere Attea; alcuni, Giunone; altri, Bellona; gli uni, Ecate; gli altri, Rammusia. Ma le due stirpi degli etiopi, gli uni illuminati dai raggi nascenti del sole all’alba, gli altri da quelli morenti al tramonto, e gli Egiziani cui l’antico sapere conferisce potenza, mi onorano con riti che appartengono a me sola, e mi chiamano, col mio vero nome, Iside Regina.”

(da La Metamorfosi di Lucio Apuleio)

 

 

Dove risiede la vostra forza? Come rinascerete in questo Imbolc?

 

.: Focolari A Nord- Est :.

La Luna Quieta – Luna del Lupo

Quando nelle lunghe notti gelate levava il muso alle stelle gettando lunghi ululati nello stile dei lupi, erano i suoi antenati morti e ridotti in polvere, che levavano il muso alle stelle e ululavano nei secoli attraverso di lui.
(Jack London)

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La Luna del Lupo è conosciuta anche come Luna Quieta dai celti. E’ esattamente la terza Luna dell’anno neopagano, che inizia a Samhain (31 ottobre). Questa luna ci invita all’introspezione: come semi in attesa di germogliare sotto alla bianca coperta di gelo che ora si è stesa sui campi, riflettiamo sulla nostra origine, avvolti dai ricordi che hanno fatto di noi ciò che siamo.

Noi, come i semi, raccogliamo le nostre energie e ci concentriamo unicamente su noi stessi, non più sugli altri, poiché solo un individuo integro e che ha conoscenza di sé può dare un sano aiuto al prossimo attraverso i propri frutti… senza rimanere vittima di ‘furti energetici’.

La Luna del Lupo ci chiede di riflettere e di usare l’intuito, la parte più intima di noi, ma anche di portare la nostra attenzione ai nostri cari ed alla nostra famiglia, qualunque essa sia, proprio come dei lupi che si riuniscono nel branco per affrontare la carestia portata dal gelo, raccogliendo le ultime forze. In quanto a famiglia si onorano le tradizioni, che da queste deriva il nostro oggi. Ma questo significa anche rivedere le proprie posizioni ed aggiustare il giudizio che si ha del mondo attuale, affinché l’onorare questa Luna porti sempre e comunque ad una evoluzione dell’ individuo, unico vero maestro di sé stesso ed ispiratore per il prossimo.

 

In un branco qualsiasi individuo è indispensabile, non solo quello Alfa: anche l’individuo Omega, infatti, attraverso alla sua apparente sottomissione e mancanza di arte serve a plasmare l’umore della famiglia e fa da legante tra tutti i suoi componenti. L’unione, quindi, fa la forza.

Certo è che nel meditare circa le nostre radici, lo faremo anche sugli eventi dolorosi legati ai nostri cari; a cosa ci è servito questo dolore? Siamo forti abbastanza per perdonare e lasciare andare col gelo la sofferenza? Cosa ci serve per trovare questa forza e il coraggio per farlo?

 

Sii forte che nessuno ti sconfigga, nobile che nessuno ti umili, e te stesso che nessuno ti dimentichi.

Paulo Coelho

 

La Luna Piena di Gennaio è una Luna di terra, connessa fortemente al ventre dell’universo, ma anche della donna. E’ la Luna del focolare, del concepimento e dei progetti comuni, per questo i rituali che la riguardano sono rivolti alla protezione della propria casa e dei propri cari.

È collegata all’ albero della Betulla, l’albero dei nuovi inizi e della protezione, la cui corteccia rinforza la qualità del coraggio e della tolleranza verso sé stessi e gli altri.

 

Fiori: Crocus, Calicantus e Bucaneve

Erbe: maggiorana, nocciole e pigne

Colori: Bianco candido, nero e azzurro

Pietre: onice e crisoprasio

Divintà:Freya, Inanna, Hera e Sarasvati.

Animali: Cane, Volpe e Lupo o Coyote

 

Buon Festeggiamento e soprattutto buona introspezione.

.: Focolari a Nord- Est :.

 

 

 

.: L’eredità di Artemide :.

.: In gioventù,il romanzo di una vergine :.

Artemis

“Svegliati Ruby!”

Non può essere già mattina.

“Ruby, mi senti alzati!”

Levami le mani di dosso o te le stacco con un morso.

“Rubinia Penelope Mo, abbiamo un problema”

“Che c’è, te la sei fatta addosso mentre dormivi?” La voce nasale di Pablo poteva risultare alquanto irritante la mattina presto, specialmente dopo una notte passata insonne a cacciare demoni.

Mi girai su un fianco verso di lui e notai un certo imbarazzo nel suo sguardo, che cercava di distogliere da me.

“ Spero che sia un problema serio o…”

Un ciuffo d’erba mi solleticò il naso e starnutii rumorosamente. Si, dormire nuda in giardino poteva essere un grande problema se vivevi di fronte alla sacrestana.

“Per favore…” disse a denti stretti ed imbarazzato facendomi cenno di guardare verso la casa di fronte a noi “vestiti!” e senza guardarmi mi porse una coperta con la quale mi avvolsi.

“Cosa ci faccio in giardino?” chiesi alzandomi in piedi mentre notavo che la signora Ape, mia vicina, mi stava osservando come ogni giorno da dietro la tenda della finestra scuotendo con disapprovazione la testa. Pensavo mi considerasse come il peccato incarnato, da come mi osservava schifata e costantemente con il rosario in mano. Nella sua ignoranza qualcosa di me aveva capito. Lasciai cadere la coperta e la salutai con un bel sorriso beffardo, accompagnato da un ampio cenno di mano. Trasalì e lanciandomi chissà quale maledizione si ritirò scuotendo la testa. Quasi sicuramente stava raggiungendo il telefono per raccontare tutto al parroco, come minimo.

“ Ti prego Ruby la coperta!” esclamò Pablo mentre si copriva gli occhi.

“ Abbiamo fatto tardi stanotte. E non voglio nemmeno immaginare il perché tu non avessi i vestiti addosso…” disse con un tono che rasentava il rimprovero.

“ Sbaglio o tu mi segui per evitare situazioni del genere?”

“ Non sono tenuto ad occuparmi dei tuoi vestiti, Rubinia!” rispose.

“ Quante volte ti devo ripetere di non chiamarmi così, dannazione!”

“ Dovresti iniziare a meditare sul tuo autocontrollo, sai R-u-b-y ?!” azzardò poi sbuffando e sistemandosi il colletto della camicia.

“ Tu dovresti vestirti meglio, sembri una checca”. Pablo rimase a bocca aperta e le sue iridi grigie parvero improvvisamente minuscole quando sgranò gli occhi boccheggiando come un pesce. Certo in questione di gusti lasciava molto a desiderare: davanti a me se ne stava un metro e settanta di ossa e occhialoni, una camicia color lillà molto glamour, una cintura gialla di vernice lucida e un paio di bermuda marroni coi fiorellini bianchi. L’unica cosa decente restavano i capelli che, nonostante il caschetto perfetto, facevano la loro figura grazie al loro biondo splendore.

“ Sarò una checca ma ti ricordo che se non fosse per me saresti morta da chissà quanto tempo. O forse finita nella gabbia di chissà quale cacciatore, o forse…”

“ Stai zitto, va…” lo interruppi prima che la sua logorrea prendesse in sopravvento. “ Piuttosto… Quanti ne abbiamo fatti fuori stanotte?”

“ Due sentinelle femmine, le ultime due, una delle quali come ben sai era Irene Voik”

“ Già, lei.” Risposi soprappensiero mentre cercavo le chiavi di casa nel vaso dei fiori. Certo avrei potuto fare un bel salto ed entrare dalla finestra della mia camera, se non fosse stato per il fatto che il quartiere in cui vivevo pullulava di vecchie pettegole che prima o poi mi avrebbero dato delle belle gatte da pelare. “ Chissà perché ma qualcosa mi diceva che quella non era normale!”

“ E’ stata proprio una soddisfazione eh, Ruby? Il liceo dovrebbe riammetterti solo per…”

E di nuovo lo interruppi con un cenno di mano piuttosto secco. “ Questo argomento è out ricordatelo”. Molti argomenti con me erano out: scuola, Ermes, wasabi, vestiti colorati, ecc…

Pablo mi seguì in casa lasciando cadere il suo zaino in mimetica accanto al frigorifero.

“ Programmi per questa sera?”

“Dovrei averne?” gli chiesi distratta “ niente più ragazzo, niente più sesso… non ti ricordi come mi hai interrotta questa notte?”

“ Ok, ok, niente particolari ti prego…”

“ Sempre che tu non decida di cambiare sponda…” sorrisi e lo guardai con lo sguardo più malizioso che conoscevo, ma scoppiammo entrambi a ridere. Nemmeno un incantesimo avrebbe mai potuto avvicinarci in quel senso.

 

“ Se sei libera ti rubo un appuntamento per stasera allora.”

Gli versai due dita della nostra crema di whisky preferita fredda di frigo.

“Sentiamo.”

“ Il pendolo…”

“ Il pendolo o il nostro amico Andrés?” chiesi fermando il suo discorso sul nascere.

“ Lo sbirro denti aguzzi e il mio pendolo hanno trovato un covo di mnemoidi proprio nel campanile del nostro bel paesino…” continuò con un sorrisino tirato.

“ Mnemo – che?”

“ Mnemoidi, demoni che sfruttano le onde sonore per istigare la gente al suicidio tramite i ricordi più dolorosi.”

“ E bravo il nostro ruber…” dissi soddisfatta.

Lupus Ruber” mi corresse “ E… Ehm ti ricordo anche il mio pendolo, hai presente quel bel diamante a punta…” si schiarì la voce e con le mani in tasca si strinse nelle spalle.

Odioso cervellone d’un mago. Doveva sapere sempre tutto lui.

“ E quindi noi dobbiamo catturarle e spedirle da Arthur!”

“ Ad Arthur tuo fratello…” aggiunse Pablo rabbrividendo. Arthur gli aveva sempre suscitato paura, forse per la sue dimensioni non proprio esili rispetto ai suoi quindici anni dichiarati.

“Non possiamo stare qui ancora a lungo, lo sai vero?” e fece un cenno con la testa come ad indicare un’altra stanza, che non c’era.

“ Mah, qui non ho più nessuno quindi non penso mi mancherà questo luogo” Feci spallucce e sorseggiai d’un fiato la crema whisky rimanente, leccandone il più accuratamente possibile i rimasugli sul fondo del bicchiere. Non arrivandoci feci una smorfia rassegnata.

“ Già.” Mi rispose Pablo

“ Jack.” Gli feci eco io e ci guardammo illuminati.

“ Jaaaack!” urlammo soddisfatti e divertiti.

Jack, il chihuahua della signora Ape, che amava venire a fare i suoi bisognini sul mio giardino, iniziò ad abbaiare non appena sentì pronunciare il suo nome. Alzammo entrambi gli occhi al cielo.

“ Un altro giro di crema?”

“ Pablo mi leggi nel pensiero” sorrisi mentre riempivo nuovamente i nostri bicchieri.

 

Più tardi, dopo una doccia lunga e profumata, decisi fosse  meglio vestirmi comoda per la missione che ci sarebbe toccata la sera stessa. Quindi indossai dei jeans neri e un dolcevita grigio antracite. Raccolsi i capelli in una lunga coda castana e controllai se nel borsone da caccia ci fosse tutto. Pablo mi aveva fatto una lista di tutto ciò che sarebbe potuto servire a catturare i demoni della memoria e mi diede un amuleto per tenerli lontani dai miei di ricordi. In qualsiasi modo essi mi avrebbero potuto mettere fuori gioco, dovevamo fermarli.

Mi diedi un ultimo sguardo allo specchio e sciolsi la coda. Non mi donava affatto lasciare scoperto un viso troppo bianco per essere scambiato come umano, cosa non conveniente in un’epoca dove quelli – come – me erano a rischio estinzione.

Ermes, il mio padre adottivo mi aveva fatta diventare ciò che ero. Un lupo, ciò che la letteratura conosce come licantropo, anche se tra la storica descrizione ed il mio aspetto fisico c’era un abisso. Solo occhi neri e unghie e denti aguzzi. Precisamente Lupus Ruber, poiché non esisteva alcuna trasformazione ed i nostri capelli erano rossi o castani, a differenza dei lupi di Parma che erano grigi o neri.

Pablo aveva sempre provato a capire quale fosse la mia storia, capire come mio padre fosse riuscito a risparmiarmi la vita e ad allevarmi così pazientemente. Non risposi mai alle sue domande fin troppo curiose, poiché il solo ricordo di Ermes era per me una fitta al petto.

 

 

.: il presente romanzo a puntate è di mia esclusiva proprietà, ne vieto ogni riproduzione cartacea o multimediale senza il mio permesso e senza la citazione della Fonte. Focolari A Nord- Est :.

Per le strade di Colonia

Le aggressioni sessuali, più o meno violente, sono tutte figlie di una cultura maschilista di cui sono imbevuti uomini e donne, in Europa e altrove. In cui le donne sono a disposizione, sono di proprietà di un uomo e se non lo sono, se hanno l’ardire di andare in giro da sole, con altre donne, magari pure vestite come pare a loro, allora sono un piatto da buffet per tutti quelli che vogliono ficcarci le mani.

Sorgente: Per le strade di Colonia

.: L’ Amore è femmina, non si chiede e non si dà :.

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Il 2016 è iniziato accompagnato da mille auguri di felicità, amore e serenità. L’augurio di Focolari a Nord- Est vuole essere rivolto alla Donna in quanto essere evoluto e parte integrante, nonché fondamentale della comunità.

Ieri sera in un noto film di animazione, in cui due sorelle si salvano a vicenda dal gelo dei loro cuori, mi è capitato di sentire al frase ‘’ Vedi… l’amore è mettere il bene di qualcun altro prima del tuo!”

Certo, in un mondo plasmato dalla credenza che la Donna, in quanto tale, sia un essere che si sacrifica e si strugge per gli altri. Il mio pensiero è subito andato al senso che do io all’amore, in questo momento di cambiamenti che sto vivendo e mi sono detta che no, l’amore è essere alla pari.

Ti auguro di liberarti dal sacrificio.

L’amore è che io e te collaboriamo affinché i nostri pesi siano condivisi e le nostre gioie e conquiste pure. L’amore che fa evolvere è quello di condivisione, non di sacrificio. Il senso di sacrificio riguarda il Vecchio Mondo, in cui la sofferenza è sinonimo di eroismo, una condizione necessaria ad essere accettati dal giudizio altrui. Ora è tempo che la sofferenza sia solo un momento utile a trovare lo stimolo per evolvere e andare avanti, una condizione a cui nessuno si attacca più, ma da cui ci si libera. Nella mia visione di Amore, oggi, Io e Te siamo due esseri che con le loro storie ed  i loro vissuti si sono salvati da soli, diventando persone complete e temporaneamente mature, pronte a migliorarsi sempre, al fine di causare sempre meno danno al proprio prossimo, se non per sviste ed inesperienza.

Ti auguro di liberarti dal Peccato Originale e di liberare il tuo Sacro Utero

Allo stesso modo è ora che la Donna sia liberata dalla rappresentazione di Geisha, di vittima della forza bruta che la vuole cenerentola di casa, vittima di un maschio testosteronico e ‘trapanadòr’ a cui non si può dire di no, perché altrimenti siamo buone a nulla. È ora che la Donna vera si liberi dal far dipendere la propria esistenza da quella di chi la riconosce e descrive come vittima, come essere delicato e passivo che piange in bagno pur di non farsi vedere dai figli, perché si sa, ‘ alle donne piacciono gli stronzi’. A noi non piacciono gli stronzi. Ci avete educate a volerli. A noi vere Donne piacciono gli uomini che collaborano e che ci trattano con sacralità, non con sacrificio. Noi Donne vere vogliamo un uomo che sappia far l’amore e ce lo faccia fare, che attraverso di noi e del nostro ventre trovi modo di evolvere ed il piacere di essere accolto, non un essere che ci tratta come discariche di spermatozoi.

La nostra verginità non è fisica, e la sua mancanza non è una vergogna, tantomeno un peccato. E’ un dono che pochi eletti possono cogliere e ve la doniamo, non concediamo. La verginità è il nostro potenziale creativo, l’intelligenza che mettiamo nel giocare e nel creare la vita, la nostra unicità che solo occhi e cuori privi di condizionamenti sono in grado di vedere e condividere. E la possiamo donare a mille amanti come a nessuno.

Ti auguro di liberarti dal Giudizio.

Liberiamoci dai mass media che ci vogliono descrivere in quanto ‘’ deboli vittime di uomini cattivi e stupratori’’. Noi Donne vere siamo Forti, veniamo stuprate da DEBOLI carnefici che vogliono oscurare al nostra luce, portarci al loro livello di frustrazione e cattiveria, di paura del bene. Cambiare il linguaggio con cui si parla di noi anche nella comunicazione fa cambiare la percezione sociale, poco alla volta, e rivoluziona un paese.

 

Focolari a Nord- Est vi augura di salvarvi da Sole, dolci e spietate Guerriere.