.: L’eredità di Artemide :.

.: In gioventù,il romanzo di una vergine :.

Artemis

“Svegliati Ruby!”

Non può essere già mattina.

“Ruby, mi senti alzati!”

Levami le mani di dosso o te le stacco con un morso.

“Rubinia Penelope Mo, abbiamo un problema”

“Che c’è, te la sei fatta addosso mentre dormivi?” La voce nasale di Pablo poteva risultare alquanto irritante la mattina presto, specialmente dopo una notte passata insonne a cacciare demoni.

Mi girai su un fianco verso di lui e notai un certo imbarazzo nel suo sguardo, che cercava di distogliere da me.

“ Spero che sia un problema serio o…”

Un ciuffo d’erba mi solleticò il naso e starnutii rumorosamente. Si, dormire nuda in giardino poteva essere un grande problema se vivevi di fronte alla sacrestana.

“Per favore…” disse a denti stretti ed imbarazzato facendomi cenno di guardare verso la casa di fronte a noi “vestiti!” e senza guardarmi mi porse una coperta con la quale mi avvolsi.

“Cosa ci faccio in giardino?” chiesi alzandomi in piedi mentre notavo che la signora Ape, mia vicina, mi stava osservando come ogni giorno da dietro la tenda della finestra scuotendo con disapprovazione la testa. Pensavo mi considerasse come il peccato incarnato, da come mi osservava schifata e costantemente con il rosario in mano. Nella sua ignoranza qualcosa di me aveva capito. Lasciai cadere la coperta e la salutai con un bel sorriso beffardo, accompagnato da un ampio cenno di mano. Trasalì e lanciandomi chissà quale maledizione si ritirò scuotendo la testa. Quasi sicuramente stava raggiungendo il telefono per raccontare tutto al parroco, come minimo.

“ Ti prego Ruby la coperta!” esclamò Pablo mentre si copriva gli occhi.

“ Abbiamo fatto tardi stanotte. E non voglio nemmeno immaginare il perché tu non avessi i vestiti addosso…” disse con un tono che rasentava il rimprovero.

“ Sbaglio o tu mi segui per evitare situazioni del genere?”

“ Non sono tenuto ad occuparmi dei tuoi vestiti, Rubinia!” rispose.

“ Quante volte ti devo ripetere di non chiamarmi così, dannazione!”

“ Dovresti iniziare a meditare sul tuo autocontrollo, sai R-u-b-y ?!” azzardò poi sbuffando e sistemandosi il colletto della camicia.

“ Tu dovresti vestirti meglio, sembri una checca”. Pablo rimase a bocca aperta e le sue iridi grigie parvero improvvisamente minuscole quando sgranò gli occhi boccheggiando come un pesce. Certo in questione di gusti lasciava molto a desiderare: davanti a me se ne stava un metro e settanta di ossa e occhialoni, una camicia color lillà molto glamour, una cintura gialla di vernice lucida e un paio di bermuda marroni coi fiorellini bianchi. L’unica cosa decente restavano i capelli che, nonostante il caschetto perfetto, facevano la loro figura grazie al loro biondo splendore.

“ Sarò una checca ma ti ricordo che se non fosse per me saresti morta da chissà quanto tempo. O forse finita nella gabbia di chissà quale cacciatore, o forse…”

“ Stai zitto, va…” lo interruppi prima che la sua logorrea prendesse in sopravvento. “ Piuttosto… Quanti ne abbiamo fatti fuori stanotte?”

“ Due sentinelle femmine, le ultime due, una delle quali come ben sai era Irene Voik”

“ Già, lei.” Risposi soprappensiero mentre cercavo le chiavi di casa nel vaso dei fiori. Certo avrei potuto fare un bel salto ed entrare dalla finestra della mia camera, se non fosse stato per il fatto che il quartiere in cui vivevo pullulava di vecchie pettegole che prima o poi mi avrebbero dato delle belle gatte da pelare. “ Chissà perché ma qualcosa mi diceva che quella non era normale!”

“ E’ stata proprio una soddisfazione eh, Ruby? Il liceo dovrebbe riammetterti solo per…”

E di nuovo lo interruppi con un cenno di mano piuttosto secco. “ Questo argomento è out ricordatelo”. Molti argomenti con me erano out: scuola, Ermes, wasabi, vestiti colorati, ecc…

Pablo mi seguì in casa lasciando cadere il suo zaino in mimetica accanto al frigorifero.

“ Programmi per questa sera?”

“Dovrei averne?” gli chiesi distratta “ niente più ragazzo, niente più sesso… non ti ricordi come mi hai interrotta questa notte?”

“ Ok, ok, niente particolari ti prego…”

“ Sempre che tu non decida di cambiare sponda…” sorrisi e lo guardai con lo sguardo più malizioso che conoscevo, ma scoppiammo entrambi a ridere. Nemmeno un incantesimo avrebbe mai potuto avvicinarci in quel senso.

 

“ Se sei libera ti rubo un appuntamento per stasera allora.”

Gli versai due dita della nostra crema di whisky preferita fredda di frigo.

“Sentiamo.”

“ Il pendolo…”

“ Il pendolo o il nostro amico Andrés?” chiesi fermando il suo discorso sul nascere.

“ Lo sbirro denti aguzzi e il mio pendolo hanno trovato un covo di mnemoidi proprio nel campanile del nostro bel paesino…” continuò con un sorrisino tirato.

“ Mnemo – che?”

“ Mnemoidi, demoni che sfruttano le onde sonore per istigare la gente al suicidio tramite i ricordi più dolorosi.”

“ E bravo il nostro ruber…” dissi soddisfatta.

Lupus Ruber” mi corresse “ E… Ehm ti ricordo anche il mio pendolo, hai presente quel bel diamante a punta…” si schiarì la voce e con le mani in tasca si strinse nelle spalle.

Odioso cervellone d’un mago. Doveva sapere sempre tutto lui.

“ E quindi noi dobbiamo catturarle e spedirle da Arthur!”

“ Ad Arthur tuo fratello…” aggiunse Pablo rabbrividendo. Arthur gli aveva sempre suscitato paura, forse per la sue dimensioni non proprio esili rispetto ai suoi quindici anni dichiarati.

“Non possiamo stare qui ancora a lungo, lo sai vero?” e fece un cenno con la testa come ad indicare un’altra stanza, che non c’era.

“ Mah, qui non ho più nessuno quindi non penso mi mancherà questo luogo” Feci spallucce e sorseggiai d’un fiato la crema whisky rimanente, leccandone il più accuratamente possibile i rimasugli sul fondo del bicchiere. Non arrivandoci feci una smorfia rassegnata.

“ Già.” Mi rispose Pablo

“ Jack.” Gli feci eco io e ci guardammo illuminati.

“ Jaaaack!” urlammo soddisfatti e divertiti.

Jack, il chihuahua della signora Ape, che amava venire a fare i suoi bisognini sul mio giardino, iniziò ad abbaiare non appena sentì pronunciare il suo nome. Alzammo entrambi gli occhi al cielo.

“ Un altro giro di crema?”

“ Pablo mi leggi nel pensiero” sorrisi mentre riempivo nuovamente i nostri bicchieri.

 

Più tardi, dopo una doccia lunga e profumata, decisi fosse  meglio vestirmi comoda per la missione che ci sarebbe toccata la sera stessa. Quindi indossai dei jeans neri e un dolcevita grigio antracite. Raccolsi i capelli in una lunga coda castana e controllai se nel borsone da caccia ci fosse tutto. Pablo mi aveva fatto una lista di tutto ciò che sarebbe potuto servire a catturare i demoni della memoria e mi diede un amuleto per tenerli lontani dai miei di ricordi. In qualsiasi modo essi mi avrebbero potuto mettere fuori gioco, dovevamo fermarli.

Mi diedi un ultimo sguardo allo specchio e sciolsi la coda. Non mi donava affatto lasciare scoperto un viso troppo bianco per essere scambiato come umano, cosa non conveniente in un’epoca dove quelli – come – me erano a rischio estinzione.

Ermes, il mio padre adottivo mi aveva fatta diventare ciò che ero. Un lupo, ciò che la letteratura conosce come licantropo, anche se tra la storica descrizione ed il mio aspetto fisico c’era un abisso. Solo occhi neri e unghie e denti aguzzi. Precisamente Lupus Ruber, poiché non esisteva alcuna trasformazione ed i nostri capelli erano rossi o castani, a differenza dei lupi di Parma che erano grigi o neri.

Pablo aveva sempre provato a capire quale fosse la mia storia, capire come mio padre fosse riuscito a risparmiarmi la vita e ad allevarmi così pazientemente. Non risposi mai alle sue domande fin troppo curiose, poiché il solo ricordo di Ermes era per me una fitta al petto.

 

 

.: il presente romanzo a puntate è di mia esclusiva proprietà, ne vieto ogni riproduzione cartacea o multimediale senza il mio permesso e senza la citazione della Fonte. Focolari A Nord- Est :.

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