.: Legge dei Diritti di Madre Terra :.

Chi ha il diritto di esistere sul nostro Pianeta? Il governo della Bolivia, il cui leader è Evo Morales, ha formulato uno statuto che rimanda agli antichi codici di rispetto verso il nostro Pianeta Azzurro.

L’ uomo non può esistere in una condizione di emancipazione dalla Natura.

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CAPITOLO I
OGGETTO E PRINCIPI 

Articolo 1. (SCOPO).  La presente legge ha lo scopo di riconoscere i diritti della Madre Terra , e gli obblighi e doveri dello Stato multinazionale e la società al fine di garantire il rispetto di questi diritti .

Articolo 2. (PRINCIPI)I principi vincolanti che governano questa legge sono :

1. Armonia . Le attività umane , nel quadro della pluralità e della diversità , devono raggiungere un equilibrio dinamico con i cicli dei processi inerenti alla Madre Terra .

2. Bene collettivo . Gli interessi della società , nel quadro dei diritti della Madre Terra , prevalgono in tutte le attività umane e qualsiasi diritto acquisito .

3. Garanzia della rigenerazione della Madre Terra. Lo Stato, ai suoi vari livelli, e la società, in armonia con l’interesse comune, deve garantire le condizioni necessarie affinché i diversi sistemi viventi della Madre Terra possono assorbire danni, adattarsi agli urti, e rigenerare senza alterare in modo significativo la loro strutturale e funzionale caratteristiche, riconoscendo che i sistemi viventi sono limitati nella loro capacità di rigenerarsi, e che gli esseri umani sono limitati nella loro capacità di annullare le loro azioni.

4. Rispettare e difendere i diritti della Madre Terra. Lo Stato e qualsiasi persona individuale o collettiva devono rispettare, proteggere e garantire i diritti della Madre Terra per il benessere delle generazioni attuali e future.

5. Nessun mercantilismo. Né sistemi viventi né i processi che sostengono la loro possano essere commercializzati, nè servono proprietà privata di qualcuno. 6. Il multiculturalismo. L’esercizio dei diritti della Madre Terra richiede il riconoscimento, il recupero, il rispetto, la protezione e il dialogo della diversità di sentimenti, valori, conoscenze, le competenze, le pratiche, le competenze, la trascendenza, la trasformazione, la scienza, La tecnologia e gli standard, di tutte le culture del mondo che cercano di vivere in armonia con la natura.

CAPITOLO II
MADRE TERRA, DEFINIZIONE E CARATTERE

Articolo 3. (Madre Terra). Madre Terra è un sistema vivente dinamica che comprende una comunità indivisibile di tutti i sistemi viventi e gli organismi viventi, interconnessi, interdipendenti e complementari, che condividono un destino comune. Madre Terra è considerato sacro, dalle visioni del mondo delle nazioni e dei popoli indigeni contadini.

Articolo 4. (SISTEMI VIVENTI). I sistemi viventi sono comunità complesse e dinamiche di piante, animali, microrganismi e gli altri esseri e il loro ambiente, in cui le comunità umane e il resto della natura interagiscono come un’unità funzionale sotto l’influenza di fattori climatici, fisiografiche, e geologiche, nonché pratiche di produzione , boliviana la diversità culturale, e le visioni del mondo di nazioni, popoli indigeni originari, e delle comunità interculturali e afro-boliviani.

Articolo 5. (STATUS GIURIDICO DELLA MADRE TERRA). Per lo scopo di proteggere e far rispettare i propri diritti, la Madre Terra assume il carattere di interesse pubblico collettivo. Madre Terra e tutti i suoi componenti, comprese le comunità umane, hanno il diritto di tutti i diritti inerenti riconosciuti dalla presente legge. L’esercizio dei diritti della Madre Terra si terrà conto delle specificità e le peculiarità delle sue varie componenti. I diritti di cui alla presente legge non devono limitare la esistenza di altri diritti della Madre Terra.

Articolo 6. (ESERCIZIO DEI DIRITTI DELLA MADRE TERRA). Tutti i boliviani, per unirsi alla comunità di esseri composto da Madre Terra, esercitare diritti ai sensi della presente legge, in un modo che sia coerente con la loro diritti individuali e collettivi. L’esercizio dei diritti individuali è limitata dalla all’esercizio dei diritti collettivi nei sistemi viventi della Madre Terra. Qualsiasi conflitto di diritti deve essere risolto in un modo che non incidono in modo irreversibile la funzionalità dei sistemi viventi.

CAPITOLO III

I DIRITTI DI MADRE TERRA

Articolo 7. (DIRITTI DELLA MADRE TERRA)

I. Madre Terra ha i seguenti diritti:

1. Per la vita: il diritto di mantenere l’integrità dei sistemi viventi e dei processi naturali che li sostengono, e le capacità e le condizioni per la rigenerazione.

2. Per la diversità della vita: è il diritto alla conservazione della differenziazione e varietà di esseri che compongono la Madre Terra, senza essere geneticamente alterato o modificato strutturalmente in modo artificiale, in modo che la loro esistenza, il funzionamento o il potenziale futuro sarebbe minacciata .

3. Per l’ acqua: Il diritto di conservare la funzionalità del ciclo dell’acqua, la sua esistenza nella quantità e qualità necessaria per sostenere sistemi viventi, e la sua protezione dall’inquinamento per la riproduzione della vita di Madre Terra e tutti i suoi componenti.

4. Per l’aria pulita: Il diritto di preservare la qualità e la composizione dell’aria per sostenere i sistemi viventi e la sua protezione dall’inquinamento, per la riproduzione della vita di Madre Terra e tutti i suoi componenti.

5. Per l’equilibrio: Il diritto di mantenimento o al ripristino della interrelazione, l’interdipendenza, la complementarità e la funzionalità dei componenti della Madre Terra in modo equilibrato per il proseguimento della loro cicli e la riproduzione dei loro processi vitali.

6. Per il restauro: Il diritto al ripristino tempestivo ed efficace dei sistemi viventi colpite da attività umane direttamente o indirettamente.

7. Per vivere senza inquinamento: Il diritto alla conservazione di uno qualsiasi dei componenti di Madre Terra dalla contaminazione, così come rifiuti tossici e radioattivi generati dalle attività umane.

CAPITOLO IV

OBBLIGHI DELLO STATO E DOVERI DELLE SOCIETA’

Articolo 8. (OBBLIGHI DELLO STATO PLURINAZIONALE). Lo Stato Plurinazionale, a tutti i livelli e le aree geografiche e in tutte le autorità e istituzioni, ha i seguenti compiti:

1. Sviluppare politiche pubbliche e degli interventi sistematici di prevenzione, di diagnosi precoce, la protezione e precauzione al fine di evitare che le attività umane che causano l’estinzione delle popolazioni che vivono, l’alterazione dei cicli e dei processi che assicurano la vita, o la distruzione dei mezzi di sussistenza, compreso culturale sistemi che fanno parte della Madre Terra.

2. Sviluppare forme equilibrate di produzione e modelli di consumo per soddisfare le esigenze del popolo boliviano per vivere bene, salvaguardando la capacità rigenerativa e l’integrità dei cicli, i processi e l’equilibrio vitale della Madre Terra.

3. Sviluppare politiche per proteggere Madre Terra dal campo di applicazione multinazionale e internazionale, dello sfruttamento dei suoi componenti, dalla mercificazione dei sistemi o dei processi che li supportano vivente, e dalle cause strutturali e gli effetti del cambiamento climatico globale.

4. Sviluppare politiche per garantire la sovranità energetica a lungo termine, una maggiore efficienza e la progressiva integrazione di fonti alternative pulite e rinnovabili nella matrice energetica.

5. La domanda di riconoscimento internazionale del debito ambientale attraverso il finanziamento e il trasferimento di tecnologie pulite che sono efficaci e compatibili con i diritti della Madre Terra, tra gli altri meccanismi.

6. promuovere la pace e l’eliminazione di tutte le armi nucleari, chimiche e armi biologiche e le armi di distruzione di massa.

7. Promuovere la crescita e il riconoscimento dei diritti della Madre Terra nelle relazioni internazionali multilaterali, regionali e bilaterali.

Articolo 9. ( DOVERI DEL POPOLO ) I compiti di persone fisiche e giuridiche pubbliche o private :

1. sostenere e rispettare i diritti della Madre Terra .

2. promuovere l’armonia con la Madre Terra in tutte le aree del suo rapporto con le altre comunità umane e il resto della natura nei sistemi viventi .

3. Partecipare attivamente , individualmente o collettivamente , nel generare proposte destinate a rispettare e difendere i diritti della Madre Terra .

4. Assumere pratiche di produzione e il comportamento dei consumatori in armonia con i diritti della Madre Terra .

5. Garantire l’uso sostenibile delle componenti di Madre Terra .

6. Relazione qualsiasi atto che viola i diritti della Madre Terra , i sistemi viventi , e / o dei loro componenti .

7. Partecipare alla convenzione delle autorità competenti o la società civile organizzata per attuare misure volte a preservare e / o proteggere la Madre Terra .

Articolo 10. ( DIFESA DELLA MADRE TERRA ) . Istituisce l’Ufficio della Madre Terra , la cui missione è quella di garantire la validità , la promozione , la distribuzione e il rispetto dei diritti della Madre Terra stabilite dal presente atto. Una legge speciale stabilirà la struttura, la funzione , e gli attributi . Fare riferimento al ramo esecutivo per fini costituzionali . Si è dato nella Sala dell’Assemblea dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale , il settimo giorno del mese di dicembre di due mila e dieci .

Sen. René Oscar Martínez Callahuanca

PRESIDENTE Camera dei Senatori

traduzione di .: Focolari A Nord- Est :.

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Riscaldamento Globale

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Girare The Revenant è stato occuparsi della relazione tra l’uomo e il mondo naturale. Un mondo che abbiamo collettivamente percepito, nel 2015, come l’anno più caldo di sempre. La nostra produzione ha avuto bisogno di spostarsi fino alla punta più meridionale di questo pianeta solo per trovare la neve. I cambiamenti climatici sono reali, stanno accadendo in questo momento. È il pericolo più grave che la nostra intera specie si trova ad affrontare, e dobbiamo lavorare insieme e smettere di procrastinare.

Dobbiamo appoggiare leader politici mondiali che non parlino a nome dei grandi inquinatori ma a nome dell’intera umanità, a nome dei popoli indigeni e dei miliardi e miliardi di persone non privilegiate là fuori che saranno anche quelle maggiormente colpite. Per i figli dei nostri figli, e per quelle persone le cui voci sono state soffocate dalle politiche dell’avarizia. Ringrazio tutti voi per il meraviglioso premio di questa sera. Non prendiamo per scontato questo pianeta. Io non prendo questa sera per scontata. Grazie». [Leonardo di Caprio alla notte degli Oscar]

Il riscaldamento globale del nostro Pianeta, causa della sparizione di molte specie animali e vegetali, è un problema dovuto soprattutto per l’ eccesso di CO2, ovvero diossido di carbonio, che sopravvive nell’ atmosfera anche per secoli. accumulandosi rischia di creare danni IRREVERSIBILI  all’ intero ecosistema. in termini di gradi, stiamo parlando dell’ incremento di circa 0.7° C nel lasso di tempo tra il 2000 ed il 2010, che ha comportato l’aumento dei giorni intensamente caldi nell’ arco di un anno, a fronte della diminuzione dei giorni estremamente freddi nello stesso lasso temporale. Non si parla dunque solo di un aumento della temperatura marina, ma anche di cambiamenti climatici relativi a tempeste anomale, di scioglimento dei ghiacciai che sono un’importante riserva di acqua dolce, che serve a equilibrare la ionizzazione del clima planetario… determinando inoltre il cambiamento comportamentale degli animali migratori, ma anche il cambiamento delle loro abitudini legate alla sopravvivenza in loco.

Par nulla, finchè non ci tocca. Diciamo così perchè ancora non abbiamo la capacità di vedere i cambiamenti in negativo che ci stanno sotto al naso, a partire da abitudini di consumo alimentare assurde ed inutili, di cibo mal distribuito e che troppo spesso è spazzatura creata da ulteriore spazzatura.

Parliamo poi dell’ Africa, discarica a cielo aperto dei nostri scarti radioattivi, così come l’ India; parliamo del ”trasloco” forzato che facciamo subire alle riserve e corsi d’acqua, al fine di cementificare città per tornaconto di pochi, avidi, politici. Parliamo di assenza di lungimiranza e pigrizia sia mentale, che spirituale.

E’ bene che il singolo si adoperi ad apportare degli aggiustamenti alle proprie abitudini, ma oggi è necessario estendere questa posizione singola di responsabilità ad una scala più ampia, spodestando l’avidità a favore di un bene collettivo.

La nostra esistenza non è solo produzione di plastica, siamo qui per completarci e dare forma alla nostra anima… vogliamo che questa sia un’isola di rifiuti?

 

.: Focolari A Nord- Est :.

 

 

TREVISO MEDIEVALE -agricoltura e podesterie

.:Ricerca di gioventù:.

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La vite, che era presente da secoli e non solo sulle pendici collinari,  nel tempo che qui interessa costellava ormai l’intera pianura, dalla pedemontana fino alle fasce prossime alla laguna. Al riguardo esistono testimonianze tra cui la lettera ducale, emessa nel 1371 al fine di modificare gli importi del dazio sulla produzione del vino e che investiva l’intera podesteria di Treviso ovvero tutte le ville iscritte nei distretti amministrativi di Treviso, Noale, Oderzo, Asolo, Castelfranco e Mestre. L’ estensione della viticoltura aveva dato luogo ad una specializzazione di qualità ( e a una maggiorazione del dazio) nelle zone del Montello e di Montebelluna. Nell’atto di podestà viene precisato che le località del vino migliore andavano individuati in Nervosa, Cusignaga, Bavaria, Giavera, Castagnè, Selva, Lavaggio, Arsauno, Volpago, Martignago, Venegazzù, Caonada, Biadene, Capodimonte, Posmon, Visnà di Sotto, Capo di Pieve (Montebelluna), Guarda, Caerano.

La documentazione dello sfruttamento territoriale a fine arativo tuttavia presenta delle interruzioni, ma dal 1344 al 1409 i dati sono più che esaurienti al fine di conoscere il nostro territorio.

Le coltivazioni erano ricche nella gamma di cereali che già conosciamo e nella quale era compresa pure l’avena, altrove pressoché inesistente. La produzione dei legumi era incentrata sulle fave e comprendeva  fagioli e ceci bianchi. Nelle fonti non compare il lino, perché escluso dal rilevamento annuario, ma la coltivazione è attestata per altre vie.

Il frumento era la coltura privilegiata e lo testimonia il fatto che venisse prezzato 30 centesimi.

 Negli anni 1344 – 1376 i raccolti di frumento corrisposero al 57 – 63% circa della produzione complessiva e soltanto nel 1377 si registrò la parità quasi piena fra frumento, da un lato, segale, spelta, avena, legumi, dall’ altro. A partire dal 1390, quando la serie riprende dopo un’interruzione di tredici anni, il primato del frumento si esprimeva con margini più sostanziosi, oscillando tra il 60 e il 74% dei raccolti.

Specializzazioni  nel campo della cerealicolo

 Il quartiere rurale del Piave produceva pochissimo frumento, solo il 5,8% e il 5,1% nelle due scadenze cronologiche. Per contro era zona maggiore produttrice della segale per la quale contribuiva per il 68,2% nel 1409)

Mestre era maggior produttrice di frumento con una percentuale del 52%, mentre i quartieri di Campagna e della Zosagna partecipavano rispettivamente per il 25,3% e il 16,9% nel 1344 .  L’espansione del frumento fu dovuta anche fortemente all’ influenza dell’economia di scambio nell’ agricoltura trevigiana. Venezia spinse molto al cambiamento agricolo, essendo presente tra i cittadini e religione attraverso il possesso fondiario.

Strutture fondiarie del Trevigiano

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Nel periodo tra metà e fine Trecento il territorio del trevigiano risultava essere molto parcellizzato, al punto che le transizioni interessavano non più di tre campi per volta ( ricordando che 1 campo trevigiano = m² 5.205). Lo testimoniano gli atti di compravendita stipulati in tal periodo e che interessavano beni situati nell’ oltrepiave di Colbertaldo e Vidor.

I contratti risultavano tuttavia essere molto ambigui, poiché si iniziò a preferire contratti a tempo definito in quinquenni, anziché perpetui e consuetudinari. Tuttavia, nonostante questa novità economica, continuarono ad essere praticate le biade interzate (due terzi di biada) accompagnate dalla metà del vino, oppure i canoni a solo frumento nei dintorni di Treviso sempre associati ad una quota di vino.

La resistenza al mutamento era tanto forte che poteva accadere che l’uno e l’altro tipo di canone fossero presenti contemporaneamente in un medesimo patrimonio, come informa un documento del 1370, il quale si riferisce alle proprietà della domus veneziana di S. Giovanni del Tempio.

Allevamento

L’allevamento era una fonte importante di reddito. C’è  qualche attestazione sulla presenza di piccole  mandrie bovine nelle zone del Piave e soprattutto greggi, composte da un numero assai elevato di capi, che transumavano fra la pianura e le montagne feltrine e bellunesi. Queste attività inoltre originavano flussi commerciali colleganti i centri rurali con la piazza cittadina e con il mercato veneziano.

Ordinamento del distretto trevigiano: podesterie minori

 

Anche a Treviso, subito dopo la conquista, il governo veneziano procedette alla distruzione di alcuni castelli (Montebelluna e S. Zenone degli Ezzelini nel 1338, prima ancora della pace; Treville nel 1343). Col tempo, il controllo dei luoghi strategici posti al confine con il territorio feltrino (carrarese o imperiale, comunque nemico o sospetto) venne rafforzato e precisato, ad esempio alla chiusa di Quero, nei pressi della quale costruì nel 1376 una nuova fortezza, a Castelnuovo. Ma in tutta la porzione del distretto trevigiano soggetta all’autorità del comune cittadino il governo veneziano introdusse (marzo 1339) e prima della dedizione formale del comune di Treviso (1344), importanti modifiche nell’ ordinamento del territorio, auto-designandosi podestà di tutti i più importanti centri del distretto: Asolo, Castelfranco, Mestre, Conegliano, Portobuffolè, Serravalle, Oderzo.

Le scontate richieste del comune trevigiano rimasero inascoltate:

civitas Tarvisii sit integra et quod totus comitatus ei respondeat cum omnibus iuribus et rationibus, reditibus proventibus castris, fortiliciis iurisdicionibus et districtu, come era tempore comunitatis, fino al 1283 quando Gerardo Da Camino fu creato signore).

Nel 1339, iusta seriosam continenciam peticionis sue, fu riconosciuta formalmente ai Tempesta (gli antichi avvocati del vescovo), legati a Venezia, secondo i cronisti, da un patto di recommendatio, la giurisdizione su Noale e sulle ville vicine (tra cui Crespignaga), confermata loro dagli Scaligeri e da Giovanni di Boemia: ma nel 1360, dopo la guerra ungherese, in un momento importante di riassetto ( cade qui ad esempio la riforma e l’approvazione degli statuti di Serravalle, nuper reformatis et correctis per eos) fu istituita la podesteria di Noale affidata ad un patrizio veneziano, pur lasciando alla famiglia alcune prerogative, come la sorvegliando sul mercato di Trebaseleghe; Motta di Livenza, rimasta ai Da Camino, fu retta da un podestà veneziano a partire dal 1338.

Particolare rilievo ha, tra i centri minori sede di podesteria veneziana, Conegliano. Sotto la dominazione asburgica e carrarese, le prerogative del comune, ben più consistenti e risalenti nel tempo (elezioni del consiglio, amministrazione della giustizia da parte dei consoli, competenze nelle istruttorie civili e criminali ecc…) rispetto a quelle di altri castelli, vengono confermate. È sancita pure la vigenza dello statuto locale.

 

 

è una ricerca che ho svolto presso la biblioteca universitaria di Udine, dipartimento di Lingue e Letterature dell’ Europa occidentale. non mi è possibile fornire il titolo dei testi da cui ho ricavato le informazioni, poichè è passato circa un decennio e questi scritti, proprio oggi, mi hanno ” ritrovata”. sarebbe stato un peccato non pubblicarli. E ce ne sono ancora…

.: Focolari A Nord- Est :.

.: Lupercalia – a Giunone :.

– La festa di San Valentino e le sue origini pagane –

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‘’Gli antenati Romani chiamarono Februe le ispirazioni: ora anche numerosi indizi danno conferma alla parola. [20] I pontefici al re e al flamine chiedono le lane, a cui era nome februa nella lingua degli antichi; il littore prende dalle case stabilite ciò che è mezzo di purificazione, sono denominati ugualmente il farro tostato con i granelli di sale; lo stesso nome al ramo, che tagliato da un albero intatto [25] ricopre le caste tempie dei sacerdoti con la fronda. Io stesso vidi la sposa del flamine che chiedeva februe; a lei che chiedeva fu dato un ramo di pino come februa. Infine tutto ciò che c’è con cui sono purificati i nostri corpi, presso gli avi barbuti aveva questo nome. [30] Da ciò il nome del mese, poiché i Luperci con strisce di pelle tagliata percorrono ogni luogo, e ritengono ciò una purificazione: o poiché placati i sepolcri i tempi sono puri, allora quando passavano i giorni ferali. I nostri vecchi credevano che gli oggetti purificatori[35] potessere togliere ogni crimine e ogni causa del male. La Grecia fu iniziatrice della tradizione: quella empia ritiene che i colpevoli purificati depongano i misfatti. ‘’ (Ovidio, Fasti, libro II)

 

Ai piedi del Palatino, monte su cui si ritiene fossero dapprima stanziati dei Greci immigrati dall’ Arcadia e guidati da Evandro con il figlio Pallante e poi sorta la Roma Quadrata, si narra vi fosse una grotta ricoperta di querce e contenente una fonte d’acqua. In questa Lupercale Romolo e Remo, figli di Rhea Silvia che discende da Enea e di Marte, vennero nutriti dalla famosa Lupa e da un Picchio, entrambi animali sacri al loro padre.

A ricordo di quanto successo e sicuramente per auspicio di un’ eterna fecondità alla città di Roma, fino all’epoca imperiale si sono celebrate le Lupercalia nei giorni della purificazione del 13, 14 e 15 febbraio. Durante questi giorni erano molti i numen malefici a cui ci si appellava per la purificazione, a partire dal dio Februus etrusco, poi divenuto dea Febbre che purifica dalla malaria. Ma il dio al quale queste feste erano dedicate era propriamente Luperco o Faunus Lupercus, collegato al Lupo che è animale caro a Marte e poi successivamente associato a Pane Liceo, ovvero il greco Pan.

Juno Februata, Era e Rhea Silvia. La fecondità selvaggia.

E’ noto a tutti che Giunone sia la dea protettrice del matrimonio e del parto, rappresentata spesso nell’ atto di allattare e dichiarata amica di Troia, poiché una profezia vuole la sua Cartagine distrutta dai discendenti di Enea, ovvero i Romani. Perciò un appellarsi a lei nella qualità di februata nell’ ultimo mese dell’ inverno romano, affinchè purifichi le greggi e gli uomini dalla malaria, proteggendone la fecondità, può collegarsi al fatto di voler tenere a bada la sua ‘’ira tenace’’ come ne parla il Virglio ne l’ Eneide. Sua corrispondente greca è Era (o Hera), la moglie iraconda di Zeus nonché patrona della fedeltà coniugale. Ed è qui che mi sorge spontaneo un parallelismo con Rea Silvia, di cui si narra essere stata costretta dal fratello a diventare una sacerdotessa di Vesta, una vestale ed obbligata così al voto di castità per trent’anni, quindi al non concedersi ad alcuno impedendole così di avere discendenti per il proprio regno. A causa del suo amore galeotto con Marte, di cui rimase incinta, fu seppellita viva ed i suoi figli messi in un cesto sul fiume da una serva di suo fratello per risparmiare segretamente loro la vita.

Da queste tre figure ne ricaviamo un archetipo preciso, che è quello della donna selvaggia, possiamo azzardare anche a rivederle nell’aspetto di Dea Madre, carnificazione della Terra, liberata dalla bruta mascolinità che ne vuole castrare la creatività, la spontaneità nell’ essere feconda. I pagani romani questo lo sapevano bene, sapevano bene quanto fosse importante l’espressione dell’amore carnale e purificato dal peccato, visto come massima espressione della vitalità che fa proseguire le discendenze, la vita tutta. È per questo che furono istituite le Lupercalia, checché se ne dica oggi di tutti i colori.

La Lupa: così era anche chiamata la prostituta nell’antica Roma.

Al contrario di quanto si pensi oggi, l’amore  carnale mercificato ai tempi dei Romani era una cosa considerata come naturale sfogo degli istinti, poiché lo sfogo carnale aumenta lo slancio vitale e fa felici i popoli. Sul Palatino (guarda caso proprio qui) vi erano costruite delle lupanare, ovvero bordelli, in cui lavoravano donne altolocate o fanciulli liberi (sì, l’omosessualità era cosa normale!).  quindi ad aver accolto Romolo e Remo potrebbe essere stata si una Lupa, ma inteso come sacerdotessa del sesso, che li allattò per poi consegnarli in adozione a Faustolo ed Acca Larentia.

I riti delle Lupercalia sono molto carnali e si suddividono in ben due momenti. I Luperci, sacerdoti del Fauno, si premuravano di sacrificare una giovane capra e dei cani, animali dal forte istinto sessuale,  per auspicare la fertilità. Dopodiché due giovani  di nobili origini, scelti precedentemente, venivano toccati sulla fronte con una spada sporca del sangue sacrificale. La Lama veniva poi ripulita con della lana vergine imbevuta nel latte e questi giovani dovevano scoppiare a ridere fragorosamente.

Ai Luperci veniva poi offerto un abbondante banchetto,m in cui venivano serviti con scrupolo. Successivamente questi tagliavano la pelle della capra sacrificata in tante strisce (februa) e le usavano per vestirsi e assomigliare così al dio Lupercolo. Con le strisce avanzate frustavano simbolicamente le persone della città, rincorrendole. Così auspicavano fecondità e pulivano simbolicamente anche la terra pronta ad accogliere le sementi.

San Valentino è ciò che rimane di queste feste, oramai cristianizzate, e mantiene celato il significato dell’amore di coppia volto alla fecondità,  custode della forza vitale ormai castrata dalla cristianizzazione e riduzione al peccato di tutte le forme di gioia spontanea. Il papa Gelasio I nell’ invettiva Adversus Andromachum senatorem proibì ai fedeli di partecipare in qualsiasi modo a queste feste e fece in modo che fossero sostituite dapprima con la festa di Santa Febronia nel 494 d.c. (ora 25 giugno) e poi cambiata con quella di San Valentino. Valentino, ovvero ‘’soldato di valore’’ è anche conosciuto per avere intrapreso una durar battaglia contro il paganesimo, subendo il martirio sotto il regno di Aureliano il 14 febbraio 273.

La gioia di vivere sopravvive nella storia.

.: Focolari a Nord- Est :.