Suca Baruca – I racconti della pedemontana ante-guerra e l’ombra di Reitia

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Quando è tempo di ricordare noi cantiamo la vita che scorreva lenta tra campi, monti e filò oppure attorno ad i fuochi a noi cari. Tra i più belli dei canti che ho sentito c’è quello che riguarda le Suche Baruche (zucca chioggiotta, probabilmente dall’ ebraico ‘’barukh’’, santo) nella zona pedemontana del trevigiano e bellunese.

Me nono, un che’ l ghe piase rider e contar de le so scoribande da puteo, ricorda che era usanza durante il periodo buio accendere dei lumicini all’ interno delle zucche marine e collocarle all’interno dei fossi o nei pressi dei cimiteri. Ci si nascondeva poi  in attesa che qualche malcapitato, magari bello ciocco e di ritorno dalla briscola in osteria o dal Vespro, scambiasse queste luci per gli spiriti vaganti e si spaventasse abbastanza da darsi ad una fuga fatta di ruzzoloni ed imprecazioni. Ma non solo: in caso di antipatie gli scherzi potevano essere ancora più pesanti e riguardare ad esempio la rimozione di tutte le imposte (scuri e finestre) dalla casa del malcapitato. Altre volte ci si vestiva con cenci per inseguire e spaventare le persone con la zucca illuminata, chiedendo eventualmente qualche mandarino o frutta secca da gustare. In alcune zone del Veneto queste zucche illuminate vengono chiamate Lumère , mentre nel vicino Friuli questa usanza è chiamata Not dalis Muars.

È una tradizione che ho ritrovato anche nella vicina Slovenia, in cui le persone che osservavano la festività dei morti erano solite vestirsi e vagare per il paese con cappelli di paglia a forma di cono che coprivano i volti come maschere e con lumicini nelle zucche, un campanaccio e corna di vari animali in cerca di piccoli doni per scongiurare l’ira dei defunti.

Con il passare del tempo questa usanza che coinvolge un po’ tuta Europa, perché ha radici remote e pre-cristiane, è stata naturalmente o forzatamente fatta convogliare in quella di Halloween, che meglio omogeinizza in un’unica ‘’religione’’ le tradizioni e radici dei popoli. È però interessante osservare quanto queste osservino le date relative alla fine dell’anno agrario, che corrispondono anche al mantenuto calendario celtico per i neopagani di oggi (parliamo di Samhain). Osserviamo inoltre che tutt’oggi anche per i legislatori l’anno agrario è quello che intercorre tra l’11 novembre e il 10 novembre dell’anno successivo, e tenga conto quindi di un naturale ‘’capodanno’’ segnato dal letargo delle sementi e del fruttare dei campi.

Come finiva l’ anno agrario veneto e simbologia della zucca

‘’Ai Morti e ai Santi i corvi sbandona i monti e i vien a pascolare ai canpi’’

Sempre in riferimento ai ricordi che mi riportano i nonni, proprio questo periodo relativo ad Ognissanti si iniziava a ripulire i campi per prepararli alla semina di febbraio e primavera. Le sterpaglie sarebbero invece state usate per il Panevin del 5 gennaio, acceso con il zoc dea vigilia (molto simile al ceppo di Yule a cui si dava fuoco il giorno della vigilia di Natale, mantenuto sotto le braci e poi usato per accendere il Panevin dopo la processione di benedizione, in cui dei bambini lo trasportavano fino al nostro famoso falò).

Ebbene, tra gli ultimi frutti della terra che andava a riposare comparivano le zucche, ricche di vitamine e semi, facilmente conservabili nel lungo periodo e versatili in cucina. In un Veneto povero e segnato dalla pellagra (come gran parte dell’ Italia durante le guerre) la nostra cara cucurbita si rivelava come simbolo di sopravvivenza e promessa di fecondità, concetto che ben si sposava anche con la dottrina e simbologia cristiana che era fortemente presente nella società contadina di allora; la zucca si fa corpo per i cari defunti vaganti, affinché ritrovino i loro congiunti e non disperino.

Le origini: il concetto di morte nell’Europa pre-cristiana e l’importanza del culto dei morti

‘’Per dare inizio a un culto sono sufficienti una sepoltura e un guardiano.’’

La morte ben sappiamo è l’avvenimento più naturale e certo nell’ esistenza dell’ essere umano, che nella sua complessità ha bisogno di far convogliare le sue emozioni in un simbolo o in un culto. Qualsiasi individuo e società sani ritualizzano gli avvenimenti naturali o meno, al fine di elaborarli, accettarli, integrarli e dar loro un senso davanti al mistero dell’esistenza.

Tra i politeisti Indoeuropei il culto della morte si sviluppa parallelamentea quello degli Dèi, quasi questa fosse una condizione di passaggio necessaria ad avvicinare i mortali con gli immortali. È interessante notare, ad esempio, quanto il concetto di passaggio sia intrinseco anche nel lessico associato alla morte stessa ed al concetto di immortalità dell’ anima. Ad esempio il termine nettare (degli dèi immortali,greco antico nektar) si stima sia composto da, *nek –dal latino nex, che indica la morte prematura per cause esterne e diverse dalla vecchiaia per i latini, concetto che invece appare nella cultura indoeuropea vedica,  e dalla base verbale *ter, che nel sanscrito vedico indica il superamento della morte prematura ovvero violenta. Se così fosse, sia il greco che il latino condividerebbero un tratto del lessico indoeuropeo e quindi, molto probabilmente, l’origine dei culti.*

 

Sincretismo o l’evoluzione dei racconti orali- l’ ombra di Reitia.

Si sa che le migrazioni e le strategie geopolitiche nel tempo hanno dato luogo ad un fondersi dei culti, naturalmente o forzatamente. E nel suo evolversi, l’uomo ha avvertito la necessità di dare un nome alle proprie emozioni, incarnandole ed innalzandole ad un piano nobile come quello delle divinità. Tra questi nomi appare Ecate, divinità psicopompa  associata ai cavalli, ai passaggi ed alla morte, sovente raffigurata sia con una torcia in mano (lume) che triplice, dea a cui fa riferimento il periodo che noi definiamo di Ognissanti o Samhain.

La nostra amata Reitia in qualità di Tribusiate viene vista come Ecate, come attestano gli ex voto trovati presso i santuari di Lagole, Magrè ed Este

Nell’antica Roma parliamo invece della festività dei Parentalia, collegate alle più remote feste dei Lemuria o Remuria celebrate nelle notti del 9 novembre e 13 maggio e destinate a placare le larve dei defunti per morte violenta, detti Mani. Successivamentre queste feste vennero tramutate in festività cristiane

‘’ al tempo dell’ imperatore Foca, recita lì’epitaffio di papa Bonifacio IV, questo pontefice, volto lo sguardo su un tempio di Roma che era stato destinato a tutti i demoni, lo consacrò a tutti i santi’’. Il Gerbet scrive: (…) a un segnale di teodosio, tutti quei magnifici edifici scomparvero.  (…) per distruggere i templi di Apamea ed Alessandria si dovette ricorrere ai macchinari usati in guerra per gli assedi. (…) solo il Pantheon fu risparmiato (…) fino al momento in cui, nei primi anni del VII secolo, un Sovrano pontefice lo consacrò  a tutti i santi. Ah!’’

 

 

RIFERIMENTI E GRAZIE A

* http://losbuffo.com/2017/07/14/morte-oltretomba-nella-cultura-indoeuropea/

http://www.studioafis.it/il-culto-delle-tombe/

http://cronologia.leonardo.it/umanita/orien2/cap42.htm

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Il Frassino, la Venere dei Boschi.

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Sono tre gli alberi benvoluti dal Piccolo Popolo: il Biancospino, la Quercia ed il Frassino. Quest’ ultimo, il cui nome è Fraxinus, fa parte della famiglia di Oleacee con circa altri 60 tipi di piante e nel nostro Bel Paese possiamo trovarne almeno tre tipi: Fraxinus Excelsior (frassino maggiore), Fraxinus Ornus (orno o albero della manna) ed infine Fraxinus Angustifolia (frassino meridionale). Albero sacro all’ ordine dei Druidi ed ai Celti in generale, il Frassino tra i suoi vari nomi viene anche chiamato Fràseno o Fràsano in dialetto veneto, mentre nell’ alfabeto Ogham rappresenta la terza lettera Nuin, Nin o Nion.

20628a02b617884efb086a1de1fbfa1fL’aspetto del Frassino

Il suo tronco è perfettamente cilindrico e la sua corteccia ricorda la pietra, liscia e grigiastra. La sua altezza varia dai 30 ai 40 metri. Il Frassino, assieme al Corniolo, Ippocastano ed Acero, fa parte di quei pochi alberi europei che presentano una ramificazione opposta, ovvero ogni ramo o bocciolo ne ha uno speculare. Le sue foglie compaiono solo dopo la fioritura, che avviene tra Aprile e Maggio e sono formate dalle 7 alle 9 foglioline, disposte in modo speculare tra loro, presentano un verde scuro ed intenso sul dorso, mentre nel lato inferiore un verde più chiaro ed argentato. Infine i suoi fiori sono dei grappoli dai piccoli fiorellini bianchi, che nell’ Orniolo presentano anche un lungo pistillo giallo,che poi lasciano il posto a frutti detti Disamare o Samare e contenenti un unico seme ovale in caso di Frassino Maggiore o tondeggiante in caso di Orniolo. Questi frutti appaiono verdi da crudi e verso ottobre, in piena maturità, sono marroni. Vi siete mai chiesti perché il suoi frutti abbiano la forma ad ala di libellula? Proprio per volare e disperdersi con più facilità nell’ ambiente e poter germogliare! In inverno inoltre è possibile distinguere il Frassino dalle sue inconfondibili gemme scure e vellutate, delle quali la centrale risulta essere la più grossa!

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Il Frassino, Albero del Mondo o Asse Cosmica

Albero dall’ interessante mitologia, il Frassino nella sua imponenza, visibile da lunghe distanze, viene nominato nelle letterature come Albero del Mondo forse anche a causa della sua altezza e forma. Il suo tronco dritto diventa simbolo della colonna che attraversa i vari livelli della realtà, quasi come fosse la colonna portante dell’ Universo o l’ ingrandimento naturale dell’ Uomo ‘’santo’’, di colui che fa propri i segreti della Madre Terra, in cui è radicato ed il Padre Cielo, con cui si collega spiritualmente. I suoi molti rami, aperti come delle braccai che salutano il Sole, sono viste come le numeroso possibilità di regni di cui fare esperienza durante il viaggio sulla Terra. Le sue foglie invece simboleggiano le possibili incarnazioni. Nel complesso, essendo uno degli ultimi alberi a perderle durante l’anno, ispira un’ immagine di sopravvivenza alla morte.Il suo aspetto ricorda anche la forma della placenta e la distribuzione delle vene che su di essa compare.

YGGDRASIL

Collegato nella mitologia norrena ( dei popoli della Scandinavia centro-meridionale, chiamati anche Ascomanni) ad Yggdrasil , l’albero cosmico della vita il cui tronco è ‘’ lambito da limpide acque’’ e dalle cui foglie cadono delle gocce di dolce miele, che invitano le api e portano un messaggio di fecondità all’ Uomo.

« So che un frassino s’erge

Yggdrasill lo chiamano,alto tronco lambitod’acqua bianca di argilla.

Di là vengono le rugiadeche piovono nelle valli.

Sempre s’erge verde su Urðarbrunnr. »

(Völuspá – Profezia della Veggente)

Questo albero è retto da tre radici: la prima si narra porti a Helheimr, che è il regno dei morti o addirittura si allunghi fino a Niflheimr, finendo alla fonte di Hvergelmir. Sotto di essa vivrebbero tanti serpenti ‘’che nessuna lingua del mondo sarebbe in grado di contare’’; tra di esse vi sarebbe anche il serpente chiamato Níðhǫggr. La seconda radice porta a Jǫtunheimr che è la terra dei giganti ed arriva al pozzo che dona sapienza e conoscenza, Mìmisbrunnr, che deve il suo nome al suo custode, appunto Mimir, che da essa attinge l’acqua con il corno Gjallarhorn. Anche Odino bevve da questa fonte, ma dovette lasciare come pegno un suo occhio. Infine la terza radice porterebbe a Miðgarðr, regno del sottosuolo affidato agli Uomini e giungerebbe alla  fonte di Urðarbrunnr, luogo dove gli Æsir tengono il loro consiglio ogni giorno. Davanti a questa fonte, c’è la dimora delle Nornir (le Norne), Urðr, Verðandi e Skulld. Sono tre donne che stabiliscono il destino degli uomini. In quella fonte vivono i due cigni che hanno dato vita a tutti i cigni di oggigiorno.

I rami di Yggdrasil invece sorreggono i nove mondi che costituiscono l’ Universo e che sono nati dal sacrificio di Ymir, primo gigante del ghiaccio e conosciuto presso il suo popolo col nome di Aurgelmir; questi nove mondi sono chiamati Ásaheimr il mondo degli degli Æsir, Álfheimr che è mondo degli elfi, Miðgarðr, mondo degli Uomini, Jötunheimr, che è il mondo degli Jötunn, ovvero i giganti. Vanaheimr dei Vanir, Niflheimr ovvero mondo del gelo, Múspellsheimr o mondo del fuoco, Svartálfaheimr, il mondo degli elfi oscuri e dei nani ed infine Hel, mondo dei morti.

Presso Yggdrasil vi è pure una numerosa fauna, come riportano alcuni versi del Grimnismal (poema gnomico del X secolo, il cui titolo significa ‘’ Discorso di Grimnir’’, quarta composizione della Ljóða Edda.)

Ratatoskr si chiama lo scoiattoloche correràsul frassino Yggdrasill;

dell’aquila le parole dall’alto porterà e le riferirà a Níðhǫggr in basso.

 Ci sono poi i cervi, quattro che i più alti ramoscelli (?)

tendendo il collo brucano.

Serpenti numerosi stanno sotto il frassino Yggdrasill,

più di quanti credino gli insavi;

Góinn e Móinn,(sono di Grafvitnir i figli)Grábakr e Grafvǫlluðr,

Ófnir e Sváfnirsempre dovranno, io credo,rodere i rami dell’albero.    

La Manna, Miele di Rugiada o Sudore delle Stelle… e altre curiosità sul Frassino.

Incidendo il Frassino si può ricavare una linfa zuccherina, la Manna, molto usata dalla cultura araba ma anche mediterranea in genere. Secondo una leggenda citata nella Bibbia, questa manna (la manna dal cielo) avrebbe sfamato gli Israeliti, metre greci e romani lo conoscevano col nome di sudore delle stelle o miele di rugiada. Questo perché il miele del frassino cade sul suolo una volta dopo essere stato trasudato dalle foglie, dando l’ impressione che sia caduto dal cielo formando una rugiada dorata sull’ erba.

Il Frassino, Madre dell’ Universo, è stato visto dalle culture celtiche anche come la controparte femminile della Quercia, che è l’ albero padre del Tutto. Sacro al dio del mare Lir, Gwydion il mago, Loki, Odino, Nemesis, Urano, Poseidone, Thor, Marte ed Oceano.

Nelle associazioni astrologiche basate sul calendario Ogham, il Frassino corrisponderebbe alla costellazione ed energie dei Pesci nel mese di marzo. E’ associato al Sole, a Nettuno ed a Mercurio. La Runa ad esso associata è Ansuz ed il suo periodo nell’ oroscopo celtico va dal 18 febbraio al 17 marzo

Usi del Frassino e delle sue parti (NOTA: SONO INFORMAZIONI, NON CONSIGLI MEDICI)

I suoi semi possono essere decorticati e serviti con le insalate, con l’infuso della sua corteccia si può ricavare un blando diuretico. Mentre la corteccia pura è un potente astringente, utilizzato in passato per curare malattie epatiche e reumatismi. Altri usi che se ne fanno sono quelli di antipiretico, antinfiammatorio per le infezioni renali o delle vie urinarie, per espellere i parassiti intestinali e addirittura per curare la malaria

Proprietà magiche

Le sue foglie portate come amuleto attirano prosperità, oppure bruciate a Yule (21 dicembre) con lo stesso scopo. Inserite nel cuscino su cui si dorme favorirà i sogni profetici, mentre messe in una coppa con dell’ acqua, accanto al proprio giaciglio, allontanano la malattia. Se si indossa una giarrettiera di corteccia verde di Frassino, si tengono lontani i sortilegi dei maghi, mentre passare un bambino malato attraverso la spaccatura di un tronco di Frassino lo guarirebbe. Il suo uso in generale riguarda la connessione con l’ Universo e la stabilizzazione dell’ Armonia. Questo albero magico guarisce lo spirito umano dalla solitudine, poiché stabilisce una connessione con gli Dèi, è l’ Albero dell’ iniziazione poiché dona la saggezza cosmica. Nei rituali è usato anche per sciogliere i blocchi mentali.

Essendo piuttosto dritti, i suoi rami sono usati come bacchette che indirizzano l’ energia solare dedita alla guarigione. Attira inoltre i fulmini.

 

.: Focolari A Nord-Est :.

Biancospino – Il Figlio della Luna

Hawthorn

Maggio è il mese del corteggiamento e dell’amore dopo il freddo dell’inverno e così il Biancospino (Crataegus, della famiglia delle Rosaceae), si ritrova ad essere considerato come fiore legato all’ amore che nasce ed ai matrimoni. Il suo legno veniva utilizzato dagli antichi greci come torcia matrimoniale durante la prima notte di nozze, mentre le ragazze ne indossavano una coroncina ai matrimoni.  Nella letteratura erotica araba invece si descrive il suo dolce profumo stantio come afrodisiaco, poiché ricorda il profumo delle donne eccitate (questo molto probabilmente perché i fiori contengono trimetilammina, che dà il tipico odore di pesce).

La Pianta 

Solo un biancospino non potato può dare frutti e fiori liberamente, tuttavia i suoi contorni vanno potati per mantenerne l’ordine.  Come molti altri arbusti , il Biancospino cresce anche in un bosco dove ci sia abbastanza luce o in radure aperte, selvaggio o nei sentieri lungo il bosco . Un singolo albero può essere lasciato in un campo come ‘ albero fatato ‘ , soprattutto in prossimità di un sito archeologico. Gli uccelli vanno ghiotti delle sue bacche.

Le leggende, i miti

Pianta da sempre sacra alla Dea romana Flora e Maia Greca, per la tradizione Celtica il Biancospino sarebbe una pianta affine alle Fate, ed è uno dei tre alberi sacri , insieme con la Quercia ed il Frassino. Secondo le leggende infatti tra i Biancospini vivrebbero i popoli fatati ed il potarlo in malo modo e ripetutamente potrebbe destare sia le urla ed il pianto dell’ albero stesso, sia le ire dei suoi abitanti, con conseguente sfortuna dei malfattori. Al contrario prendersene cura attirerebbe la benevolenza delle fate. Un suo rametto appeso alle travi di casa tiene lontani gli spiriti malevoli ed i fantasmi molesti, mentre appeso nella stalla farebbe produrre un latte squisito alle mucche. Tenerne un ramoscello in mano durante la pesca la propizierebbe, mentre tagliarlo il primo maggio causerebbe sfortuna alla famiglia.In Irlanda sono spesso indicati come ‘ cespugli gentili’ per la consuetudine di non nominare le fate se si sosta sotto ad essi, in segno di rispetto . Grazie alle loro spine poco fitte, erano conosciuti come ‘alberi dei convegni delle fate’ e spesso crescono agli incroci, perchè in quel punto non poteva essere creata una strada per  non disturbare il piccolo popolo o vengono pensati per essere sede di altari pagani.Sempre in Irlanda si dice che su di un’ isola del  fiume Shannon vi fu un Biancospino sacro sulla tomba di saint Patrick, la cui rugiada si depositava sul fondo della pietra funebre, riempiendola con acqua dai poteri  curativi: il famoso pozzo di san Patrizio. Vi è poi a Cork il pozzo di santa Brigida, nel quale si narra si raccogliesse la rugiada caduta dalle spine del Biancospino.

Rimane poi simbolo di speranza nell’era cristiana: In un mito cristiano si racconta che Giuseppe d’ Arimatea giunse a piedi a Glastonbury per seppellire il Graal(che si narra sia luogo dove sorgeva Avalon) ed il suo unico bagaglio fosse un ramo di Biancospino. Qui giunto avrebbe lo  piantato nel terreno, dove divenne il più grande albero di Biancospino in tutte le isole britanniche, e che fu sfortunatamente abbattuto durante la repubblica di Cromwell. Un rampollo di questo albero cresce ancora sul vicino Wirral Hill, che è quasi certamente un antico sito pagano. E sempre in ambiente cristiano, in altre circostanze, il Biancospino viene considerato con valenza negativa, poiché si credeva che le streghe ricavassero da esso le loro scope. I suoi boccioli e fiori appassiti, poi, avrebbero attirato nelle magioni gli spiriti maligni.

Gli usi del Biancospino, altre testimonianze dalla letteratura inglese

’Non c’è un ragazzo, né una ragazza distesi sull’ erba in questo giorno, ma si sono alzati e sono andati a donare un ramo di Maggio ( altro nome del Biancospino ndr); ritornando a casa con ramoscello di Biancospino come promessa di gioventù’’

 

‘’There’s not a budding boy or girl this day,

 

But is got up and gone to bring in May;

 

A deal of youth ere this is come

 

Back, with whitethorn laden home.’’

 

 (Robert Herrick, poeta inglese del ‘700)

 

Oppure come scrive sir John Mandelville:

‘’ Poi il nostro Signore fu condotto in un giardino… e li i giudei lo umiliarono, e gli fecero una corona di rami di Albaspina, che è il Bianco Spino, che cresceva nello stesso giardino, e lo misero sul suo capo… e prima di allora il Bianco Spino ebbe molte virtù. Per colui che ne prende un ramo, nessun fulmine e in nessun modo la tempesta possono fargli del male, né nelle case in cui si trova possono entrare spiriti maligni’’

 

’Then was our Lord ylad into a Gardyn…and there the Jews scorned him, and maden him a Crowne of the Braunches of Albespyne, that is White Thorn, that grew in the same Gardyn, and setten yt on hys Heved…..And therefore hathe the White Thorn many Vertues. For he that berethe a Braunche on him thereoffe, no Thondre ne no maner of Tempest may dere (hurt)him; ne in the Hows that it is inne may no evylle Gost entre.’’

 

 

Ogni pastore racconta la sua storia sotto il biancospino nella vallata (John Milton)

 

Il Biancospino, i riti e Beltane

Se si ha la fortuna di trovarsi sotto un cespuglio di Biancospino alla vigilia di Beltane e respirarne il profumo muschiato dei fiori bianchi a cinque petali , protetti dalle sue spine nascoste, poi si può scoprire il significato che ha questo arbusto per noi, le rivelazioni che ci fa sul nostro cammino. Inoltre è un albero che favorisce l’ incontro con i propri cari dell’ Aldilà. I Wiccans moderni ed i Neo-druidi appendono dei nastri colorati durante la fioritura del loro Biancospino: uno straccio appeso ad un albero posto ad un incrocio per la fortuna e l’esaudire i desideri, un nastro rosa per l’amore, uno blu per la protezione, verde per la salute e viola per ingraziarsi la conoscenza occulta. Il Biancospino essiccato inserito nel cuscino garantisce sonni tranquilli e tiene lontani i parassiti cosmici, una sua spina portata come amuleto tiene lontane le persone negative e la tentazione di farsi plagiare. Un infuso fatto con un ramo di Biancospino in aceto bianco nei quaranta giorni prima della vigilia di Beltane, esposto sia al Sole che alla Luna, e poi usato nell’ acqua del bagno, pulisce dalle fatture e dai malefici.

Usi terapeutici del Biancospino come infuso o tintura madre (ricco di flavonoidi)

Le foglie molto giovani possono essere messe in insalata o utilizzate per fare un tè assieme alla Veronica.

Con i fiori si può fare una grappa favolosa, perché molto zuccherini, mentre le bacche possono essere messe in infusione nel vino rosso (sangiovese in particolare).

Con i semi macinati si può ricavare un ottimo sostituto per la farina.

Utile per:

Colesterolo

Insonnia

Ansia

Ipertensione

Concentrazione negli studi

Stipsi

 

.:Focolari a Nord-Est :.