TREVISO MEDIEVALE -agricoltura e podesterie

.:Ricerca di gioventù:.

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La vite, che era presente da secoli e non solo sulle pendici collinari,  nel tempo che qui interessa costellava ormai l’intera pianura, dalla pedemontana fino alle fasce prossime alla laguna. Al riguardo esistono testimonianze tra cui la lettera ducale, emessa nel 1371 al fine di modificare gli importi del dazio sulla produzione del vino e che investiva l’intera podesteria di Treviso ovvero tutte le ville iscritte nei distretti amministrativi di Treviso, Noale, Oderzo, Asolo, Castelfranco e Mestre. L’ estensione della viticoltura aveva dato luogo ad una specializzazione di qualità ( e a una maggiorazione del dazio) nelle zone del Montello e di Montebelluna. Nell’atto di podestà viene precisato che le località del vino migliore andavano individuati in Nervosa, Cusignaga, Bavaria, Giavera, Castagnè, Selva, Lavaggio, Arsauno, Volpago, Martignago, Venegazzù, Caonada, Biadene, Capodimonte, Posmon, Visnà di Sotto, Capo di Pieve (Montebelluna), Guarda, Caerano.

La documentazione dello sfruttamento territoriale a fine arativo tuttavia presenta delle interruzioni, ma dal 1344 al 1409 i dati sono più che esaurienti al fine di conoscere il nostro territorio.

Le coltivazioni erano ricche nella gamma di cereali che già conosciamo e nella quale era compresa pure l’avena, altrove pressoché inesistente. La produzione dei legumi era incentrata sulle fave e comprendeva  fagioli e ceci bianchi. Nelle fonti non compare il lino, perché escluso dal rilevamento annuario, ma la coltivazione è attestata per altre vie.

Il frumento era la coltura privilegiata e lo testimonia il fatto che venisse prezzato 30 centesimi.

 Negli anni 1344 – 1376 i raccolti di frumento corrisposero al 57 – 63% circa della produzione complessiva e soltanto nel 1377 si registrò la parità quasi piena fra frumento, da un lato, segale, spelta, avena, legumi, dall’ altro. A partire dal 1390, quando la serie riprende dopo un’interruzione di tredici anni, il primato del frumento si esprimeva con margini più sostanziosi, oscillando tra il 60 e il 74% dei raccolti.

Specializzazioni  nel campo della cerealicolo

 Il quartiere rurale del Piave produceva pochissimo frumento, solo il 5,8% e il 5,1% nelle due scadenze cronologiche. Per contro era zona maggiore produttrice della segale per la quale contribuiva per il 68,2% nel 1409)

Mestre era maggior produttrice di frumento con una percentuale del 52%, mentre i quartieri di Campagna e della Zosagna partecipavano rispettivamente per il 25,3% e il 16,9% nel 1344 .  L’espansione del frumento fu dovuta anche fortemente all’ influenza dell’economia di scambio nell’ agricoltura trevigiana. Venezia spinse molto al cambiamento agricolo, essendo presente tra i cittadini e religione attraverso il possesso fondiario.

Strutture fondiarie del Trevigiano

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Nel periodo tra metà e fine Trecento il territorio del trevigiano risultava essere molto parcellizzato, al punto che le transizioni interessavano non più di tre campi per volta ( ricordando che 1 campo trevigiano = m² 5.205). Lo testimoniano gli atti di compravendita stipulati in tal periodo e che interessavano beni situati nell’ oltrepiave di Colbertaldo e Vidor.

I contratti risultavano tuttavia essere molto ambigui, poiché si iniziò a preferire contratti a tempo definito in quinquenni, anziché perpetui e consuetudinari. Tuttavia, nonostante questa novità economica, continuarono ad essere praticate le biade interzate (due terzi di biada) accompagnate dalla metà del vino, oppure i canoni a solo frumento nei dintorni di Treviso sempre associati ad una quota di vino.

La resistenza al mutamento era tanto forte che poteva accadere che l’uno e l’altro tipo di canone fossero presenti contemporaneamente in un medesimo patrimonio, come informa un documento del 1370, il quale si riferisce alle proprietà della domus veneziana di S. Giovanni del Tempio.

Allevamento

L’allevamento era una fonte importante di reddito. C’è  qualche attestazione sulla presenza di piccole  mandrie bovine nelle zone del Piave e soprattutto greggi, composte da un numero assai elevato di capi, che transumavano fra la pianura e le montagne feltrine e bellunesi. Queste attività inoltre originavano flussi commerciali colleganti i centri rurali con la piazza cittadina e con il mercato veneziano.

Ordinamento del distretto trevigiano: podesterie minori

 

Anche a Treviso, subito dopo la conquista, il governo veneziano procedette alla distruzione di alcuni castelli (Montebelluna e S. Zenone degli Ezzelini nel 1338, prima ancora della pace; Treville nel 1343). Col tempo, il controllo dei luoghi strategici posti al confine con il territorio feltrino (carrarese o imperiale, comunque nemico o sospetto) venne rafforzato e precisato, ad esempio alla chiusa di Quero, nei pressi della quale costruì nel 1376 una nuova fortezza, a Castelnuovo. Ma in tutta la porzione del distretto trevigiano soggetta all’autorità del comune cittadino il governo veneziano introdusse (marzo 1339) e prima della dedizione formale del comune di Treviso (1344), importanti modifiche nell’ ordinamento del territorio, auto-designandosi podestà di tutti i più importanti centri del distretto: Asolo, Castelfranco, Mestre, Conegliano, Portobuffolè, Serravalle, Oderzo.

Le scontate richieste del comune trevigiano rimasero inascoltate:

civitas Tarvisii sit integra et quod totus comitatus ei respondeat cum omnibus iuribus et rationibus, reditibus proventibus castris, fortiliciis iurisdicionibus et districtu, come era tempore comunitatis, fino al 1283 quando Gerardo Da Camino fu creato signore).

Nel 1339, iusta seriosam continenciam peticionis sue, fu riconosciuta formalmente ai Tempesta (gli antichi avvocati del vescovo), legati a Venezia, secondo i cronisti, da un patto di recommendatio, la giurisdizione su Noale e sulle ville vicine (tra cui Crespignaga), confermata loro dagli Scaligeri e da Giovanni di Boemia: ma nel 1360, dopo la guerra ungherese, in un momento importante di riassetto ( cade qui ad esempio la riforma e l’approvazione degli statuti di Serravalle, nuper reformatis et correctis per eos) fu istituita la podesteria di Noale affidata ad un patrizio veneziano, pur lasciando alla famiglia alcune prerogative, come la sorvegliando sul mercato di Trebaseleghe; Motta di Livenza, rimasta ai Da Camino, fu retta da un podestà veneziano a partire dal 1338.

Particolare rilievo ha, tra i centri minori sede di podesteria veneziana, Conegliano. Sotto la dominazione asburgica e carrarese, le prerogative del comune, ben più consistenti e risalenti nel tempo (elezioni del consiglio, amministrazione della giustizia da parte dei consoli, competenze nelle istruttorie civili e criminali ecc…) rispetto a quelle di altri castelli, vengono confermate. È sancita pure la vigenza dello statuto locale.

 

 

è una ricerca che ho svolto presso la biblioteca universitaria di Udine, dipartimento di Lingue e Letterature dell’ Europa occidentale. non mi è possibile fornire il titolo dei testi da cui ho ricavato le informazioni, poichè è passato circa un decennio e questi scritti, proprio oggi, mi hanno ” ritrovata”. sarebbe stato un peccato non pubblicarli. E ce ne sono ancora…

.: Focolari A Nord- Est :.

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