Suca Baruca – I racconti della pedemontana ante-guerra e l’ombra di Reitia

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Quando è tempo di ricordare noi cantiamo la vita che scorreva lenta tra campi, monti e filò oppure attorno ad i fuochi a noi cari. Tra i più belli dei canti che ho sentito c’è quello che riguarda le Suche Baruche (zucca chioggiotta, probabilmente dall’ ebraico ‘’barukh’’, santo) nella zona pedemontana del trevigiano e bellunese.

Me nono, un che’ l ghe piase rider e contar de le so scoribande da puteo, ricorda che era usanza durante il periodo buio accendere dei lumicini all’ interno delle zucche marine e collocarle all’interno dei fossi o nei pressi dei cimiteri. Ci si nascondeva poi  in attesa che qualche malcapitato, magari bello ciocco e di ritorno dalla briscola in osteria o dal Vespro, scambiasse queste luci per gli spiriti vaganti e si spaventasse abbastanza da darsi ad una fuga fatta di ruzzoloni ed imprecazioni. Ma non solo: in caso di antipatie gli scherzi potevano essere ancora più pesanti e riguardare ad esempio la rimozione di tutte le imposte (scuri e finestre) dalla casa del malcapitato. Altre volte ci si vestiva con cenci per inseguire e spaventare le persone con la zucca illuminata, chiedendo eventualmente qualche mandarino o frutta secca da gustare. In alcune zone del Veneto queste zucche illuminate vengono chiamate Lumère , mentre nel vicino Friuli questa usanza è chiamata Not dalis Muars.

È una tradizione che ho ritrovato anche nella vicina Slovenia, in cui le persone che osservavano la festività dei morti erano solite vestirsi e vagare per il paese con cappelli di paglia a forma di cono che coprivano i volti come maschere e con lumicini nelle zucche, un campanaccio e corna di vari animali in cerca di piccoli doni per scongiurare l’ira dei defunti.

Con il passare del tempo questa usanza che coinvolge un po’ tuta Europa, perché ha radici remote e pre-cristiane, è stata naturalmente o forzatamente fatta convogliare in quella di Halloween, che meglio omogeinizza in un’unica ‘’religione’’ le tradizioni e radici dei popoli. È però interessante osservare quanto queste osservino le date relative alla fine dell’anno agrario, che corrispondono anche al mantenuto calendario celtico per i neopagani di oggi (parliamo di Samhain). Osserviamo inoltre che tutt’oggi anche per i legislatori l’anno agrario è quello che intercorre tra l’11 novembre e il 10 novembre dell’anno successivo, e tenga conto quindi di un naturale ‘’capodanno’’ segnato dal letargo delle sementi e del fruttare dei campi.

Come finiva l’ anno agrario veneto e simbologia della zucca

‘’Ai Morti e ai Santi i corvi sbandona i monti e i vien a pascolare ai canpi’’

Sempre in riferimento ai ricordi che mi riportano i nonni, proprio questo periodo relativo ad Ognissanti si iniziava a ripulire i campi per prepararli alla semina di febbraio e primavera. Le sterpaglie sarebbero invece state usate per il Panevin del 5 gennaio, acceso con il zoc dea vigilia (molto simile al ceppo di Yule a cui si dava fuoco il giorno della vigilia di Natale, mantenuto sotto le braci e poi usato per accendere il Panevin dopo la processione di benedizione, in cui dei bambini lo trasportavano fino al nostro famoso falò).

Ebbene, tra gli ultimi frutti della terra che andava a riposare comparivano le zucche, ricche di vitamine e semi, facilmente conservabili nel lungo periodo e versatili in cucina. In un Veneto povero e segnato dalla pellagra (come gran parte dell’ Italia durante le guerre) la nostra cara cucurbita si rivelava come simbolo di sopravvivenza e promessa di fecondità, concetto che ben si sposava anche con la dottrina e simbologia cristiana che era fortemente presente nella società contadina di allora; la zucca si fa corpo per i cari defunti vaganti, affinché ritrovino i loro congiunti e non disperino.

Le origini: il concetto di morte nell’Europa pre-cristiana e l’importanza del culto dei morti

‘’Per dare inizio a un culto sono sufficienti una sepoltura e un guardiano.’’

La morte ben sappiamo è l’avvenimento più naturale e certo nell’ esistenza dell’ essere umano, che nella sua complessità ha bisogno di far convogliare le sue emozioni in un simbolo o in un culto. Qualsiasi individuo e società sani ritualizzano gli avvenimenti naturali o meno, al fine di elaborarli, accettarli, integrarli e dar loro un senso davanti al mistero dell’esistenza.

Tra i politeisti Indoeuropei il culto della morte si sviluppa parallelamentea quello degli Dèi, quasi questa fosse una condizione di passaggio necessaria ad avvicinare i mortali con gli immortali. È interessante notare, ad esempio, quanto il concetto di passaggio sia intrinseco anche nel lessico associato alla morte stessa ed al concetto di immortalità dell’ anima. Ad esempio il termine nettare (degli dèi immortali,greco antico nektar) si stima sia composto da, *nek –dal latino nex, che indica la morte prematura per cause esterne e diverse dalla vecchiaia per i latini, concetto che invece appare nella cultura indoeuropea vedica,  e dalla base verbale *ter, che nel sanscrito vedico indica il superamento della morte prematura ovvero violenta. Se così fosse, sia il greco che il latino condividerebbero un tratto del lessico indoeuropeo e quindi, molto probabilmente, l’origine dei culti.*

 

Sincretismo o l’evoluzione dei racconti orali- l’ ombra di Reitia.

Si sa che le migrazioni e le strategie geopolitiche nel tempo hanno dato luogo ad un fondersi dei culti, naturalmente o forzatamente. E nel suo evolversi, l’uomo ha avvertito la necessità di dare un nome alle proprie emozioni, incarnandole ed innalzandole ad un piano nobile come quello delle divinità. Tra questi nomi appare Ecate, divinità psicopompa  associata ai cavalli, ai passaggi ed alla morte, sovente raffigurata sia con una torcia in mano (lume) che triplice, dea a cui fa riferimento il periodo che noi definiamo di Ognissanti o Samhain.

La nostra amata Reitia in qualità di Tribusiate viene vista come Ecate, come attestano gli ex voto trovati presso i santuari di Lagole, Magrè ed Este

Nell’antica Roma parliamo invece della festività dei Parentalia, collegate alle più remote feste dei Lemuria o Remuria celebrate nelle notti del 9 novembre e 13 maggio e destinate a placare le larve dei defunti per morte violenta, detti Mani. Successivamentre queste feste vennero tramutate in festività cristiane

‘’ al tempo dell’ imperatore Foca, recita lì’epitaffio di papa Bonifacio IV, questo pontefice, volto lo sguardo su un tempio di Roma che era stato destinato a tutti i demoni, lo consacrò a tutti i santi’’. Il Gerbet scrive: (…) a un segnale di teodosio, tutti quei magnifici edifici scomparvero.  (…) per distruggere i templi di Apamea ed Alessandria si dovette ricorrere ai macchinari usati in guerra per gli assedi. (…) solo il Pantheon fu risparmiato (…) fino al momento in cui, nei primi anni del VII secolo, un Sovrano pontefice lo consacrò  a tutti i santi. Ah!’’

 

 

RIFERIMENTI E GRAZIE A

* http://losbuffo.com/2017/07/14/morte-oltretomba-nella-cultura-indoeuropea/

http://www.studioafis.it/il-culto-delle-tombe/

http://cronologia.leonardo.it/umanita/orien2/cap42.htm

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Biancospino – Il Figlio della Luna

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Maggio è il mese del corteggiamento e dell’amore dopo il freddo dell’inverno e così il Biancospino (Crataegus, della famiglia delle Rosaceae), si ritrova ad essere considerato come fiore legato all’ amore che nasce ed ai matrimoni. Il suo legno veniva utilizzato dagli antichi greci come torcia matrimoniale durante la prima notte di nozze, mentre le ragazze ne indossavano una coroncina ai matrimoni.  Nella letteratura erotica araba invece si descrive il suo dolce profumo stantio come afrodisiaco, poiché ricorda il profumo delle donne eccitate (questo molto probabilmente perché i fiori contengono trimetilammina, che dà il tipico odore di pesce).

La Pianta 

Solo un biancospino non potato può dare frutti e fiori liberamente, tuttavia i suoi contorni vanno potati per mantenerne l’ordine.  Come molti altri arbusti , il Biancospino cresce anche in un bosco dove ci sia abbastanza luce o in radure aperte, selvaggio o nei sentieri lungo il bosco . Un singolo albero può essere lasciato in un campo come ‘ albero fatato ‘ , soprattutto in prossimità di un sito archeologico. Gli uccelli vanno ghiotti delle sue bacche.

Le leggende, i miti

Pianta da sempre sacra alla Dea romana Flora e Maia Greca, per la tradizione Celtica il Biancospino sarebbe una pianta affine alle Fate, ed è uno dei tre alberi sacri , insieme con la Quercia ed il Frassino. Secondo le leggende infatti tra i Biancospini vivrebbero i popoli fatati ed il potarlo in malo modo e ripetutamente potrebbe destare sia le urla ed il pianto dell’ albero stesso, sia le ire dei suoi abitanti, con conseguente sfortuna dei malfattori. Al contrario prendersene cura attirerebbe la benevolenza delle fate. Un suo rametto appeso alle travi di casa tiene lontani gli spiriti malevoli ed i fantasmi molesti, mentre appeso nella stalla farebbe produrre un latte squisito alle mucche. Tenerne un ramoscello in mano durante la pesca la propizierebbe, mentre tagliarlo il primo maggio causerebbe sfortuna alla famiglia.In Irlanda sono spesso indicati come ‘ cespugli gentili’ per la consuetudine di non nominare le fate se si sosta sotto ad essi, in segno di rispetto . Grazie alle loro spine poco fitte, erano conosciuti come ‘alberi dei convegni delle fate’ e spesso crescono agli incroci, perchè in quel punto non poteva essere creata una strada per  non disturbare il piccolo popolo o vengono pensati per essere sede di altari pagani.Sempre in Irlanda si dice che su di un’ isola del  fiume Shannon vi fu un Biancospino sacro sulla tomba di saint Patrick, la cui rugiada si depositava sul fondo della pietra funebre, riempiendola con acqua dai poteri  curativi: il famoso pozzo di san Patrizio. Vi è poi a Cork il pozzo di santa Brigida, nel quale si narra si raccogliesse la rugiada caduta dalle spine del Biancospino.

Rimane poi simbolo di speranza nell’era cristiana: In un mito cristiano si racconta che Giuseppe d’ Arimatea giunse a piedi a Glastonbury per seppellire il Graal(che si narra sia luogo dove sorgeva Avalon) ed il suo unico bagaglio fosse un ramo di Biancospino. Qui giunto avrebbe lo  piantato nel terreno, dove divenne il più grande albero di Biancospino in tutte le isole britanniche, e che fu sfortunatamente abbattuto durante la repubblica di Cromwell. Un rampollo di questo albero cresce ancora sul vicino Wirral Hill, che è quasi certamente un antico sito pagano. E sempre in ambiente cristiano, in altre circostanze, il Biancospino viene considerato con valenza negativa, poiché si credeva che le streghe ricavassero da esso le loro scope. I suoi boccioli e fiori appassiti, poi, avrebbero attirato nelle magioni gli spiriti maligni.

Gli usi del Biancospino, altre testimonianze dalla letteratura inglese

’Non c’è un ragazzo, né una ragazza distesi sull’ erba in questo giorno, ma si sono alzati e sono andati a donare un ramo di Maggio ( altro nome del Biancospino ndr); ritornando a casa con ramoscello di Biancospino come promessa di gioventù’’

 

‘’There’s not a budding boy or girl this day,

 

But is got up and gone to bring in May;

 

A deal of youth ere this is come

 

Back, with whitethorn laden home.’’

 

 (Robert Herrick, poeta inglese del ‘700)

 

Oppure come scrive sir John Mandelville:

‘’ Poi il nostro Signore fu condotto in un giardino… e li i giudei lo umiliarono, e gli fecero una corona di rami di Albaspina, che è il Bianco Spino, che cresceva nello stesso giardino, e lo misero sul suo capo… e prima di allora il Bianco Spino ebbe molte virtù. Per colui che ne prende un ramo, nessun fulmine e in nessun modo la tempesta possono fargli del male, né nelle case in cui si trova possono entrare spiriti maligni’’

 

’Then was our Lord ylad into a Gardyn…and there the Jews scorned him, and maden him a Crowne of the Braunches of Albespyne, that is White Thorn, that grew in the same Gardyn, and setten yt on hys Heved…..And therefore hathe the White Thorn many Vertues. For he that berethe a Braunche on him thereoffe, no Thondre ne no maner of Tempest may dere (hurt)him; ne in the Hows that it is inne may no evylle Gost entre.’’

 

 

Ogni pastore racconta la sua storia sotto il biancospino nella vallata (John Milton)

 

Il Biancospino, i riti e Beltane

Se si ha la fortuna di trovarsi sotto un cespuglio di Biancospino alla vigilia di Beltane e respirarne il profumo muschiato dei fiori bianchi a cinque petali , protetti dalle sue spine nascoste, poi si può scoprire il significato che ha questo arbusto per noi, le rivelazioni che ci fa sul nostro cammino. Inoltre è un albero che favorisce l’ incontro con i propri cari dell’ Aldilà. I Wiccans moderni ed i Neo-druidi appendono dei nastri colorati durante la fioritura del loro Biancospino: uno straccio appeso ad un albero posto ad un incrocio per la fortuna e l’esaudire i desideri, un nastro rosa per l’amore, uno blu per la protezione, verde per la salute e viola per ingraziarsi la conoscenza occulta. Il Biancospino essiccato inserito nel cuscino garantisce sonni tranquilli e tiene lontani i parassiti cosmici, una sua spina portata come amuleto tiene lontane le persone negative e la tentazione di farsi plagiare. Un infuso fatto con un ramo di Biancospino in aceto bianco nei quaranta giorni prima della vigilia di Beltane, esposto sia al Sole che alla Luna, e poi usato nell’ acqua del bagno, pulisce dalle fatture e dai malefici.

Usi terapeutici del Biancospino come infuso o tintura madre (ricco di flavonoidi)

Le foglie molto giovani possono essere messe in insalata o utilizzate per fare un tè assieme alla Veronica.

Con i fiori si può fare una grappa favolosa, perché molto zuccherini, mentre le bacche possono essere messe in infusione nel vino rosso (sangiovese in particolare).

Con i semi macinati si può ricavare un ottimo sostituto per la farina.

Utile per:

Colesterolo

Insonnia

Ansia

Ipertensione

Concentrazione negli studi

Stipsi

 

.:Focolari a Nord-Est :.

Una cintura per partorire in sicurezza?

GRAVIDANZA E DINTORNI – Una cintura per partorire in sicurezza: una fascia addominale gonfiabile in grado di esercitare una pressione controllata sul fondo dell’utero per accompagnare e aiuta…

Sorgente: Una cintura per partorire in sicurezza?

.: Legge dei Diritti di Madre Terra :.

Chi ha il diritto di esistere sul nostro Pianeta? Il governo della Bolivia, il cui leader è Evo Morales, ha formulato uno statuto che rimanda agli antichi codici di rispetto verso il nostro Pianeta Azzurro.

L’ uomo non può esistere in una condizione di emancipazione dalla Natura.

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CAPITOLO I
OGGETTO E PRINCIPI 

Articolo 1. (SCOPO).  La presente legge ha lo scopo di riconoscere i diritti della Madre Terra , e gli obblighi e doveri dello Stato multinazionale e la società al fine di garantire il rispetto di questi diritti .

Articolo 2. (PRINCIPI)I principi vincolanti che governano questa legge sono :

1. Armonia . Le attività umane , nel quadro della pluralità e della diversità , devono raggiungere un equilibrio dinamico con i cicli dei processi inerenti alla Madre Terra .

2. Bene collettivo . Gli interessi della società , nel quadro dei diritti della Madre Terra , prevalgono in tutte le attività umane e qualsiasi diritto acquisito .

3. Garanzia della rigenerazione della Madre Terra. Lo Stato, ai suoi vari livelli, e la società, in armonia con l’interesse comune, deve garantire le condizioni necessarie affinché i diversi sistemi viventi della Madre Terra possono assorbire danni, adattarsi agli urti, e rigenerare senza alterare in modo significativo la loro strutturale e funzionale caratteristiche, riconoscendo che i sistemi viventi sono limitati nella loro capacità di rigenerarsi, e che gli esseri umani sono limitati nella loro capacità di annullare le loro azioni.

4. Rispettare e difendere i diritti della Madre Terra. Lo Stato e qualsiasi persona individuale o collettiva devono rispettare, proteggere e garantire i diritti della Madre Terra per il benessere delle generazioni attuali e future.

5. Nessun mercantilismo. Né sistemi viventi né i processi che sostengono la loro possano essere commercializzati, nè servono proprietà privata di qualcuno. 6. Il multiculturalismo. L’esercizio dei diritti della Madre Terra richiede il riconoscimento, il recupero, il rispetto, la protezione e il dialogo della diversità di sentimenti, valori, conoscenze, le competenze, le pratiche, le competenze, la trascendenza, la trasformazione, la scienza, La tecnologia e gli standard, di tutte le culture del mondo che cercano di vivere in armonia con la natura.

CAPITOLO II
MADRE TERRA, DEFINIZIONE E CARATTERE

Articolo 3. (Madre Terra). Madre Terra è un sistema vivente dinamica che comprende una comunità indivisibile di tutti i sistemi viventi e gli organismi viventi, interconnessi, interdipendenti e complementari, che condividono un destino comune. Madre Terra è considerato sacro, dalle visioni del mondo delle nazioni e dei popoli indigeni contadini.

Articolo 4. (SISTEMI VIVENTI). I sistemi viventi sono comunità complesse e dinamiche di piante, animali, microrganismi e gli altri esseri e il loro ambiente, in cui le comunità umane e il resto della natura interagiscono come un’unità funzionale sotto l’influenza di fattori climatici, fisiografiche, e geologiche, nonché pratiche di produzione , boliviana la diversità culturale, e le visioni del mondo di nazioni, popoli indigeni originari, e delle comunità interculturali e afro-boliviani.

Articolo 5. (STATUS GIURIDICO DELLA MADRE TERRA). Per lo scopo di proteggere e far rispettare i propri diritti, la Madre Terra assume il carattere di interesse pubblico collettivo. Madre Terra e tutti i suoi componenti, comprese le comunità umane, hanno il diritto di tutti i diritti inerenti riconosciuti dalla presente legge. L’esercizio dei diritti della Madre Terra si terrà conto delle specificità e le peculiarità delle sue varie componenti. I diritti di cui alla presente legge non devono limitare la esistenza di altri diritti della Madre Terra.

Articolo 6. (ESERCIZIO DEI DIRITTI DELLA MADRE TERRA). Tutti i boliviani, per unirsi alla comunità di esseri composto da Madre Terra, esercitare diritti ai sensi della presente legge, in un modo che sia coerente con la loro diritti individuali e collettivi. L’esercizio dei diritti individuali è limitata dalla all’esercizio dei diritti collettivi nei sistemi viventi della Madre Terra. Qualsiasi conflitto di diritti deve essere risolto in un modo che non incidono in modo irreversibile la funzionalità dei sistemi viventi.

CAPITOLO III

I DIRITTI DI MADRE TERRA

Articolo 7. (DIRITTI DELLA MADRE TERRA)

I. Madre Terra ha i seguenti diritti:

1. Per la vita: il diritto di mantenere l’integrità dei sistemi viventi e dei processi naturali che li sostengono, e le capacità e le condizioni per la rigenerazione.

2. Per la diversità della vita: è il diritto alla conservazione della differenziazione e varietà di esseri che compongono la Madre Terra, senza essere geneticamente alterato o modificato strutturalmente in modo artificiale, in modo che la loro esistenza, il funzionamento o il potenziale futuro sarebbe minacciata .

3. Per l’ acqua: Il diritto di conservare la funzionalità del ciclo dell’acqua, la sua esistenza nella quantità e qualità necessaria per sostenere sistemi viventi, e la sua protezione dall’inquinamento per la riproduzione della vita di Madre Terra e tutti i suoi componenti.

4. Per l’aria pulita: Il diritto di preservare la qualità e la composizione dell’aria per sostenere i sistemi viventi e la sua protezione dall’inquinamento, per la riproduzione della vita di Madre Terra e tutti i suoi componenti.

5. Per l’equilibrio: Il diritto di mantenimento o al ripristino della interrelazione, l’interdipendenza, la complementarità e la funzionalità dei componenti della Madre Terra in modo equilibrato per il proseguimento della loro cicli e la riproduzione dei loro processi vitali.

6. Per il restauro: Il diritto al ripristino tempestivo ed efficace dei sistemi viventi colpite da attività umane direttamente o indirettamente.

7. Per vivere senza inquinamento: Il diritto alla conservazione di uno qualsiasi dei componenti di Madre Terra dalla contaminazione, così come rifiuti tossici e radioattivi generati dalle attività umane.

CAPITOLO IV

OBBLIGHI DELLO STATO E DOVERI DELLE SOCIETA’

Articolo 8. (OBBLIGHI DELLO STATO PLURINAZIONALE). Lo Stato Plurinazionale, a tutti i livelli e le aree geografiche e in tutte le autorità e istituzioni, ha i seguenti compiti:

1. Sviluppare politiche pubbliche e degli interventi sistematici di prevenzione, di diagnosi precoce, la protezione e precauzione al fine di evitare che le attività umane che causano l’estinzione delle popolazioni che vivono, l’alterazione dei cicli e dei processi che assicurano la vita, o la distruzione dei mezzi di sussistenza, compreso culturale sistemi che fanno parte della Madre Terra.

2. Sviluppare forme equilibrate di produzione e modelli di consumo per soddisfare le esigenze del popolo boliviano per vivere bene, salvaguardando la capacità rigenerativa e l’integrità dei cicli, i processi e l’equilibrio vitale della Madre Terra.

3. Sviluppare politiche per proteggere Madre Terra dal campo di applicazione multinazionale e internazionale, dello sfruttamento dei suoi componenti, dalla mercificazione dei sistemi o dei processi che li supportano vivente, e dalle cause strutturali e gli effetti del cambiamento climatico globale.

4. Sviluppare politiche per garantire la sovranità energetica a lungo termine, una maggiore efficienza e la progressiva integrazione di fonti alternative pulite e rinnovabili nella matrice energetica.

5. La domanda di riconoscimento internazionale del debito ambientale attraverso il finanziamento e il trasferimento di tecnologie pulite che sono efficaci e compatibili con i diritti della Madre Terra, tra gli altri meccanismi.

6. promuovere la pace e l’eliminazione di tutte le armi nucleari, chimiche e armi biologiche e le armi di distruzione di massa.

7. Promuovere la crescita e il riconoscimento dei diritti della Madre Terra nelle relazioni internazionali multilaterali, regionali e bilaterali.

Articolo 9. ( DOVERI DEL POPOLO ) I compiti di persone fisiche e giuridiche pubbliche o private :

1. sostenere e rispettare i diritti della Madre Terra .

2. promuovere l’armonia con la Madre Terra in tutte le aree del suo rapporto con le altre comunità umane e il resto della natura nei sistemi viventi .

3. Partecipare attivamente , individualmente o collettivamente , nel generare proposte destinate a rispettare e difendere i diritti della Madre Terra .

4. Assumere pratiche di produzione e il comportamento dei consumatori in armonia con i diritti della Madre Terra .

5. Garantire l’uso sostenibile delle componenti di Madre Terra .

6. Relazione qualsiasi atto che viola i diritti della Madre Terra , i sistemi viventi , e / o dei loro componenti .

7. Partecipare alla convenzione delle autorità competenti o la società civile organizzata per attuare misure volte a preservare e / o proteggere la Madre Terra .

Articolo 10. ( DIFESA DELLA MADRE TERRA ) . Istituisce l’Ufficio della Madre Terra , la cui missione è quella di garantire la validità , la promozione , la distribuzione e il rispetto dei diritti della Madre Terra stabilite dal presente atto. Una legge speciale stabilirà la struttura, la funzione , e gli attributi . Fare riferimento al ramo esecutivo per fini costituzionali . Si è dato nella Sala dell’Assemblea dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale , il settimo giorno del mese di dicembre di due mila e dieci .

Sen. René Oscar Martínez Callahuanca

PRESIDENTE Camera dei Senatori

traduzione di .: Focolari A Nord- Est :.

Riscaldamento Globale

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Girare The Revenant è stato occuparsi della relazione tra l’uomo e il mondo naturale. Un mondo che abbiamo collettivamente percepito, nel 2015, come l’anno più caldo di sempre. La nostra produzione ha avuto bisogno di spostarsi fino alla punta più meridionale di questo pianeta solo per trovare la neve. I cambiamenti climatici sono reali, stanno accadendo in questo momento. È il pericolo più grave che la nostra intera specie si trova ad affrontare, e dobbiamo lavorare insieme e smettere di procrastinare.

Dobbiamo appoggiare leader politici mondiali che non parlino a nome dei grandi inquinatori ma a nome dell’intera umanità, a nome dei popoli indigeni e dei miliardi e miliardi di persone non privilegiate là fuori che saranno anche quelle maggiormente colpite. Per i figli dei nostri figli, e per quelle persone le cui voci sono state soffocate dalle politiche dell’avarizia. Ringrazio tutti voi per il meraviglioso premio di questa sera. Non prendiamo per scontato questo pianeta. Io non prendo questa sera per scontata. Grazie». [Leonardo di Caprio alla notte degli Oscar]

Il riscaldamento globale del nostro Pianeta, causa della sparizione di molte specie animali e vegetali, è un problema dovuto soprattutto per l’ eccesso di CO2, ovvero diossido di carbonio, che sopravvive nell’ atmosfera anche per secoli. accumulandosi rischia di creare danni IRREVERSIBILI  all’ intero ecosistema. in termini di gradi, stiamo parlando dell’ incremento di circa 0.7° C nel lasso di tempo tra il 2000 ed il 2010, che ha comportato l’aumento dei giorni intensamente caldi nell’ arco di un anno, a fronte della diminuzione dei giorni estremamente freddi nello stesso lasso temporale. Non si parla dunque solo di un aumento della temperatura marina, ma anche di cambiamenti climatici relativi a tempeste anomale, di scioglimento dei ghiacciai che sono un’importante riserva di acqua dolce, che serve a equilibrare la ionizzazione del clima planetario… determinando inoltre il cambiamento comportamentale degli animali migratori, ma anche il cambiamento delle loro abitudini legate alla sopravvivenza in loco.

Par nulla, finchè non ci tocca. Diciamo così perchè ancora non abbiamo la capacità di vedere i cambiamenti in negativo che ci stanno sotto al naso, a partire da abitudini di consumo alimentare assurde ed inutili, di cibo mal distribuito e che troppo spesso è spazzatura creata da ulteriore spazzatura.

Parliamo poi dell’ Africa, discarica a cielo aperto dei nostri scarti radioattivi, così come l’ India; parliamo del ”trasloco” forzato che facciamo subire alle riserve e corsi d’acqua, al fine di cementificare città per tornaconto di pochi, avidi, politici. Parliamo di assenza di lungimiranza e pigrizia sia mentale, che spirituale.

E’ bene che il singolo si adoperi ad apportare degli aggiustamenti alle proprie abitudini, ma oggi è necessario estendere questa posizione singola di responsabilità ad una scala più ampia, spodestando l’avidità a favore di un bene collettivo.

La nostra esistenza non è solo produzione di plastica, siamo qui per completarci e dare forma alla nostra anima… vogliamo che questa sia un’isola di rifiuti?

 

.: Focolari A Nord- Est :.

 

 

.: Lupercalia – a Giunone :.

– La festa di San Valentino e le sue origini pagane –

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‘’Gli antenati Romani chiamarono Februe le ispirazioni: ora anche numerosi indizi danno conferma alla parola. [20] I pontefici al re e al flamine chiedono le lane, a cui era nome februa nella lingua degli antichi; il littore prende dalle case stabilite ciò che è mezzo di purificazione, sono denominati ugualmente il farro tostato con i granelli di sale; lo stesso nome al ramo, che tagliato da un albero intatto [25] ricopre le caste tempie dei sacerdoti con la fronda. Io stesso vidi la sposa del flamine che chiedeva februe; a lei che chiedeva fu dato un ramo di pino come februa. Infine tutto ciò che c’è con cui sono purificati i nostri corpi, presso gli avi barbuti aveva questo nome. [30] Da ciò il nome del mese, poiché i Luperci con strisce di pelle tagliata percorrono ogni luogo, e ritengono ciò una purificazione: o poiché placati i sepolcri i tempi sono puri, allora quando passavano i giorni ferali. I nostri vecchi credevano che gli oggetti purificatori[35] potessere togliere ogni crimine e ogni causa del male. La Grecia fu iniziatrice della tradizione: quella empia ritiene che i colpevoli purificati depongano i misfatti. ‘’ (Ovidio, Fasti, libro II)

 

Ai piedi del Palatino, monte su cui si ritiene fossero dapprima stanziati dei Greci immigrati dall’ Arcadia e guidati da Evandro con il figlio Pallante e poi sorta la Roma Quadrata, si narra vi fosse una grotta ricoperta di querce e contenente una fonte d’acqua. In questa Lupercale Romolo e Remo, figli di Rhea Silvia che discende da Enea e di Marte, vennero nutriti dalla famosa Lupa e da un Picchio, entrambi animali sacri al loro padre.

A ricordo di quanto successo e sicuramente per auspicio di un’ eterna fecondità alla città di Roma, fino all’epoca imperiale si sono celebrate le Lupercalia nei giorni della purificazione del 13, 14 e 15 febbraio. Durante questi giorni erano molti i numen malefici a cui ci si appellava per la purificazione, a partire dal dio Februus etrusco, poi divenuto dea Febbre che purifica dalla malaria. Ma il dio al quale queste feste erano dedicate era propriamente Luperco o Faunus Lupercus, collegato al Lupo che è animale caro a Marte e poi successivamente associato a Pane Liceo, ovvero il greco Pan.

Juno Februata, Era e Rhea Silvia. La fecondità selvaggia.

E’ noto a tutti che Giunone sia la dea protettrice del matrimonio e del parto, rappresentata spesso nell’ atto di allattare e dichiarata amica di Troia, poiché una profezia vuole la sua Cartagine distrutta dai discendenti di Enea, ovvero i Romani. Perciò un appellarsi a lei nella qualità di februata nell’ ultimo mese dell’ inverno romano, affinchè purifichi le greggi e gli uomini dalla malaria, proteggendone la fecondità, può collegarsi al fatto di voler tenere a bada la sua ‘’ira tenace’’ come ne parla il Virglio ne l’ Eneide. Sua corrispondente greca è Era (o Hera), la moglie iraconda di Zeus nonché patrona della fedeltà coniugale. Ed è qui che mi sorge spontaneo un parallelismo con Rea Silvia, di cui si narra essere stata costretta dal fratello a diventare una sacerdotessa di Vesta, una vestale ed obbligata così al voto di castità per trent’anni, quindi al non concedersi ad alcuno impedendole così di avere discendenti per il proprio regno. A causa del suo amore galeotto con Marte, di cui rimase incinta, fu seppellita viva ed i suoi figli messi in un cesto sul fiume da una serva di suo fratello per risparmiare segretamente loro la vita.

Da queste tre figure ne ricaviamo un archetipo preciso, che è quello della donna selvaggia, possiamo azzardare anche a rivederle nell’aspetto di Dea Madre, carnificazione della Terra, liberata dalla bruta mascolinità che ne vuole castrare la creatività, la spontaneità nell’ essere feconda. I pagani romani questo lo sapevano bene, sapevano bene quanto fosse importante l’espressione dell’amore carnale e purificato dal peccato, visto come massima espressione della vitalità che fa proseguire le discendenze, la vita tutta. È per questo che furono istituite le Lupercalia, checché se ne dica oggi di tutti i colori.

La Lupa: così era anche chiamata la prostituta nell’antica Roma.

Al contrario di quanto si pensi oggi, l’amore  carnale mercificato ai tempi dei Romani era una cosa considerata come naturale sfogo degli istinti, poiché lo sfogo carnale aumenta lo slancio vitale e fa felici i popoli. Sul Palatino (guarda caso proprio qui) vi erano costruite delle lupanare, ovvero bordelli, in cui lavoravano donne altolocate o fanciulli liberi (sì, l’omosessualità era cosa normale!).  quindi ad aver accolto Romolo e Remo potrebbe essere stata si una Lupa, ma inteso come sacerdotessa del sesso, che li allattò per poi consegnarli in adozione a Faustolo ed Acca Larentia.

I riti delle Lupercalia sono molto carnali e si suddividono in ben due momenti. I Luperci, sacerdoti del Fauno, si premuravano di sacrificare una giovane capra e dei cani, animali dal forte istinto sessuale,  per auspicare la fertilità. Dopodiché due giovani  di nobili origini, scelti precedentemente, venivano toccati sulla fronte con una spada sporca del sangue sacrificale. La Lama veniva poi ripulita con della lana vergine imbevuta nel latte e questi giovani dovevano scoppiare a ridere fragorosamente.

Ai Luperci veniva poi offerto un abbondante banchetto,m in cui venivano serviti con scrupolo. Successivamente questi tagliavano la pelle della capra sacrificata in tante strisce (februa) e le usavano per vestirsi e assomigliare così al dio Lupercolo. Con le strisce avanzate frustavano simbolicamente le persone della città, rincorrendole. Così auspicavano fecondità e pulivano simbolicamente anche la terra pronta ad accogliere le sementi.

San Valentino è ciò che rimane di queste feste, oramai cristianizzate, e mantiene celato il significato dell’amore di coppia volto alla fecondità,  custode della forza vitale ormai castrata dalla cristianizzazione e riduzione al peccato di tutte le forme di gioia spontanea. Il papa Gelasio I nell’ invettiva Adversus Andromachum senatorem proibì ai fedeli di partecipare in qualsiasi modo a queste feste e fece in modo che fossero sostituite dapprima con la festa di Santa Febronia nel 494 d.c. (ora 25 giugno) e poi cambiata con quella di San Valentino. Valentino, ovvero ‘’soldato di valore’’ è anche conosciuto per avere intrapreso una durar battaglia contro il paganesimo, subendo il martirio sotto il regno di Aureliano il 14 febbraio 273.

La gioia di vivere sopravvive nella storia.

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IMBOLC

• I GIORNI DELLA MERLA E LA CANDELORA 

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Nei prossimi giorni avremo modo di fare esperienza, come annualmente avviene, della festa della Candelora, conosciuta così da noi italiani, ma che il mondo pagano chiama con il nome di Imbolc o Oimlec. A precedere queste giornate la nostra tradizione italiana vuole che gli ultimi tre giorni di gennaio siano chiamati Giorni della Merla e vi sono delle leggende che spiegano questo nome. Quella che mi piace di più e che trovo più affine ad Imbolc narra che l’inverno amasse fare degli scherzi ai merli, che un tempo erano completamente bianchi, ricoprendo tutto il paesaggio con neve e ghiaccio e rendendo così impossibile il procurarsi del cibo. Un merlo, deciso a sopravvivere al mese di gennaio, che allora era fatto di soli 28 giorni, decise di ribellarsi facendosi una scorta di cibo tale che gli permettesse di rimanere nascosto nel suo nido per tutta la durata del freddo… così il 28 gennaio decise di festeggiare la sua resilienza uscendo dal nido e cantando con gioia di come l’avesse fatta in barba al’inverno, che nel frattempo, urtato nell’orgoglio, rubò tre giorni a febbraio per prolungare la morsa di gelo. A questo punto il povero merlo trovando poco adatto il suo ristoro per sopravvivere a questo freddo, decise di rifugiarsi assieme ai suoi tre pulcini in un caminetto, da cui uscì solo alla fine della tempesta. Da allora il suo piumaggio assunse la colorazione nera a causa della fuliggine del camino.

È chiaro che celato dietro questa leggenda vi sia una simbologia ben più profonda ed interessante e forse attraverso i simboli si è voluto far sopravvivere il significato profondo di Imbolc, oggi cristianizzato sotto il nome di Candelora.

 

Il Merlo, animale territoriale che scruta tutto con attenzione e arriva a tener lontani anche i propri simili se ritenuti intrusi, è conosciuto dai druidi e dai pagani come animale che sta al confine tra i due mondi. Associati alla dea gallese Rhiannon, tre merli se ne stanno appollaiati a cantare sull’albero della vita al confine tra i mondi ed il loro canto, al calar del sole, accompagna come una nenia chi li ascolta in uno stato di rilassamento e trance che consente il passaggio in luoghi paralleli. Ma cosa significa attraversare al soglia di due mondi al giorno d’oggi? Significa maturare una maggior consapevolezza di sé, passare a livelli spirituali in cui i problemi che portano il gelo nella nostra vita diventano risorse per reinventarsi e sopravvivere come semi all’inverno della nostra esistenza, che non necessariamente è identificabile con la vecchiaia, bensì con la stanchezza che aiuta a cambiare, a dire ‘’basta, io cambio, rivendico il mio diritto ad esistere!”. Il Merlo ci invita alla Resilienza. Chi resiste lo fa perché scopre il suo potenziale, passando attraverso dei portali della coscienza, ciclicamente. Non è forse il tempo scandito dalla ruota celtica appunto una spirale ascensionale, apparentemente disegnata come ruota? Ritorniamo sui nostri passi per correggerci, addolcirci, fluidificarci e crescere, questo ci insegna il cammino nel nome della Grande Madre.

 

Non a caso i Giorni della Merla cadono prima della festa di Imbolc, festa del fuoco o della Candelora, festa delle luci (1 o 2 febbraio). Imbolc letteralmente significa ‘’nel grembo’’ mentre l’altra sua dicitura, Oimlec, significa ‘’latte di pecora’’, poiché proprio in questo periodo le pecore iniziano a sgravare. Ma sappiamo bene che il grembo è anche la Terra in cui sono celati i semi che proprio in questo momento germogliano e si preparano a darci i frutti per recuperare le energie, che ci preparano così all’Imbolc successivo. Ed il grembo è anche il nostro, poiché attraverso lo Yoni (il sacro utero) possiamo percepire con verità la realtà, vivendo a fondo l’archetipo della Madre.

La Dea onorata ad Imbolc è Brigid, che per i cristiani è divenuta santa Brigida, compatrona d’Europa assieme a Santa Chiara. Per gli antichi romani si trattava della Dea Febbre e del dio etrusco da cui pare derivare il suo culto, Februus, entrambi dei della guarigione e della purificazione. Non è un caso se Febbraio, ultimo mese dell’inverno che allora non era suddiviso in mesi, deve il suo nome proprio a queste divinità: proprio in questi giorni, con culmine il 14 febbraio, ci si dedicava ai rituali di purificazione. Solo posteriormente sono stati soppiantati dalla festività di San Valentino.

Brigid è la Dea che protegge poeti, fabbri e che guarisce e purifica attraverso il suo fuoco sacro, nonché ispiratrice delle guarigioni più intime e della forza vitale. Il fatto che esas sia protettrice dei fabbri ci indica la sua benevolenza verso coloro che attraverso il fuoco plasmano la materia ed il proprio destino, come delle vere streghe, ma anche come il Merlo sopravvissuto con tenacia al gelo attraverso il buon uso del proprio fuoco sacro.

 

 

‘’Io sono la genitrice dell’universo, la sovrana di tutti gli elementi, l’origine prima dei secoli, la regina delle ombre, la prima dei celesti; io riassumo nel mio volto l’aspetto di tutte le divinità maschili e femminili: sono io che governo col cenno del capo le vette luminose della volta celeste, i salutiferi venti del mare, i desolati silenzi dell’Averno. Indivisibile è la mia divina essenza, ma nel mondo io son venerata ovunque sotto molteplici forme, con riti diversi, sotto differenti nomi. Perciò i Frigi, i primi abitatori della terra, mi chiamano madre degli Dèi, adorata in Pessinunte; gli Attici autoctoni, Minervia Cecropia; i Ciprioti bagnati dal mare, Venere di Pafo; i Cretesi abili arcieri, Diana Dictinna; i Siciliani trilingui, Proserpina Stigia; gli abitanti dell’antica Eleusi, Cerere Attea; alcuni, Giunone; altri, Bellona; gli uni, Ecate; gli altri, Rammusia. Ma le due stirpi degli etiopi, gli uni illuminati dai raggi nascenti del sole all’alba, gli altri da quelli morenti al tramonto, e gli Egiziani cui l’antico sapere conferisce potenza, mi onorano con riti che appartengono a me sola, e mi chiamano, col mio vero nome, Iside Regina.”

(da La Metamorfosi di Lucio Apuleio)

 

 

Dove risiede la vostra forza? Come rinascerete in questo Imbolc?

 

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